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Galleria Borghese, Rampelli attacca punta Gualtieri e chiede dimissioni direttrice: “Non ha interpellato Giuli”

Dal Municipio I arriva una proposta: recuperare un edificio storico a 180 metri dal museo invece di costruirne uno nuovo

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Il dibattito sull’ampliamento della Galleria Borghese sale di tono e approda in Parlamento. Il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli – come riporta il dorso locale de La Repubblica – ha chiesto le dimissioni della direttrice Francesca Cappelletti, accusandola di aver avviato un progetto di tale portata senza interpellare il ministro dei Beni Culturali Alessandro Giuli, che finora non ha preso posizione sulla vicenda. Secondo Rampelli, l’autonomia gestionale di un museo non autorizza a intervenire su uno dei parchi storici più importanti di Roma – di proprietà del Comune e quindi di tutti i cittadini – come se si trattasse di uno spazio privato.

Il parlamentare – riporta l’articolo di Repubblica – solleva dubbi anche sulla procedura che ha portato la società di ingegneria Proger SpA a comparire come sponsor, ottenendo di fatto l’incarico di redigere con 900mila euro il piano di fattibilità e di predisporre il bando internazionale per i lavori. Dubbi che, a suo avviso, peserebbero abbastanza da rendere insostenibile la posizione della direttrice.

Sul fronte capitolino, Rampelli accusa la giunta Gualtieri di aver colto l’occasione per esprimere, attraverso una delibera, un orientamento favorevole all’intervento. Gli assessori Alfonsi, Smeriglio e Veloccia replicano che quella delibera era semplicemente necessaria per dare mandato alla Sovrintendenza comunale di partecipare al processo decisionale e vigilare sul progetto.

Intanto, il fronte dei contrari si allarga. Alle associazioni già in campo — Amici di Villa Borghese, Italia Nostra, Bianchi Bandinelli, Carteinregola — e al gruppo di Avs, si aggiunge l’assessora alla Cultura del Municipio I, Giulia Silvia Ghia, che lancia una proposta alternativa: recuperare il villino Pincherle, in via Giovanni Sgambati 4 a soli 180 metri dal museo, trasformandolo in sede satellite della Galleria. Una soluzione che, come sottolinea la stessa Ghia, “non consuma nuovo suolo storico” ma valorizza un edificio esistente, più coerente con l’idea di città contemporanea.

Costruito nel 1906 dall’ingegnere Carlo Pincherle, il villino è noto anche per essere il luogo in cui trascorse l’infanzia Alberto Moravia. Negli ultimi anni era caduto in abbandono, rischiando persino la demolizione, finché nel 2025 il ministero della Cultura non l’ha sottoposto a tutela riconoscendone il valore storico e architettonico. Recuperarlo per ampliare l’offerta della Galleria senza toccare il parco è oggi la proposta che raccoglie più consensi trasversali.