Un'accusa, finora, senza prove. Il ricercatore palestinese originario di Jabalia aveva, infatti, un permesso di uscita regolare e una borsa di studio accademica in tasca
Doveva raggiungere Roma per proseguire i suoi studi all’Università di Tor Vergata. Invece Mahmoud Talal al Najjar, ricercatore palestinese originario di Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza, è stato arrestato dalle forze israeliane al valico di Kerem Shalom quando stava per lasciare Gaza con un permesso di uscita regolare e una borsa accademica in tasca.
La famiglia non ha ricevuto alcuna comunicazione ufficiale. Il Centro palestinese per i dispersi e gli scomparsi forzati ha chiesto informazioni sul ricercatore: gli altri studenti fermati insieme a lui sono stati rilasciati, mentre Al Najjar resta in custodia in luogo sconosciuto. L’organizzazione lo descrive come un ricercatore indipendente senza alcuna affiliazione politica o militare, e ricorda che è l’unico sopravvissuto del suo nucleo familiare: la moglie e i figli sono morti in un bombardamento sulla loro casa a Jabalia nel 2024.
Israele racconta, invece, una storia diversa. Le Forze di difesa israeliane lo definiscono “un miliziano della brigata nord di Hamas” che avrebbe partecipato al massacro del 7 ottobre 2023. Due versioni inconciliabili, senza riscontri indipendenti che permettano al momento di verificarne una o l’altra.
Il caso si inserisce in un quadro più ampio denunciato dal Centro palestinese, secondo cui circa 1.500 persone provenienti da Gaza sarebbero tenute in luoghi ignoti dalle forze israeliane. L’organizzazione avverte che i valichi di uscita dalla Striscia rischiano di trasformarsi in “trappole per arresti”, e chiede alla comunità internazionale di fare pressione su Israele affinché fermi quella che definisce una pratica sistematica di sparizione forzata.