Secondo quanto emerso, le informazioni contenute nella richiesta di clemenza e quelle ricostruite da un'inchiesta giornalistica risulterebbero "non conciliabili
Il caso della grazia concessa a Nicole Minetti torna al centro dell’attenzione istituzionale e politica. A sollevare nuovi interrogativi è la Presidenza della Repubblica, che ha chiesto al ministero della Giustizia chiarimenti urgenti sugli elementi alla base del provvedimento, alla luce di recenti rivelazioni di stampa.
Secondo quanto emerso, le informazioni contenute nella richiesta di clemenza e quelle ricostruite da un’inchiesta giornalistica risulterebbero “non conciliabili”. Una discrepanza che ha spinto il Quirinale ad attivarsi per verificare la correttezza dei presupposti su cui, lo scorso 18 febbraio 2026, è stata concessa la grazia per motivi umanitari.
In una nota ufficiale, il Colle ha chiesto di acquisire con urgenza tutte le informazioni necessarie a chiarire la fondatezza dei dubbi emersi. Un passaggio formale ma significativo, che sottolinea anche i limiti del ruolo del Presidente della Repubblica: la decisione si basa infatti sull’istruttoria condotta dal ministero della Giustizia e sui pareri dell’autorità giudiziaria, senza possibilità di svolgere indagini autonome.
Il ministero, guidato da Carlo Nordio, ha fatto sapere di aver avviato nuove verifiche interne. Al momento, tuttavia, “nessuno degli elementi negativi riportati dalla stampa risulta agli atti della procedura”. La pratica aveva seguito l’iter ordinario: parere favorevole della Procura generale di Milano, valutazione positiva degli uffici ministeriali e via libera finale del Guardasigilli.
Nel frattempo, la Procura generale milanese sarebbe pronta a svolgere ulteriori accertamenti, anche all’estero, qualora arrivasse una specifica delega dal ministero.
Dal canto suo, Minetti respinge ogni accusa. Le notizie diffuse, afferma, sarebbero “prive di fondamento e gravemente lesive” della propria reputazione. L’ex consigliera ha già dato mandato ai legali per avviare azioni giudiziarie contro la testata che ha pubblicato l’inchiesta.
La vicenda ha inevitabilmente acceso lo scontro politico. Dalle opposizioni arrivano attacchi duri al ministro Nordio, accusato di aver gestito con superficialità un atto tanto delicato. “La grazia è uno strumento di massima rilevanza istituzionale, che non può poggiare su elementi incerti”, sottolineano esponenti parlamentari, annunciando interrogazioni e richieste di chiarimento.
Il ministro replica respingendo le critiche e invitando a un’interpretazione corretta delle norme che regolano l’istituto della grazia.
Intanto resta aperto il nodo principale: verificare se le informazioni alla base del provvedimento siano complete e veritiere. Un passaggio decisivo, perché in linea teorica – qualora emergessero irregolarità sostanziali – la grazia potrebbe anche essere revocata.