Dopo un restauro di un dipinto in una cappella chiesa, il volto di un cherubino ha le sembianze della premier. Il restauratore nega, ma i dubbi rimangono
La chiesa in Lucina e il volto della Meloni
Un restauro artistico all’interno della storica Basilica di San Lorenzo in Lucina, a Roma, è diventato il centro di un acceso caso politico. Al centro della disputa c’è un affresco raffigurante un angelo che, secondo alcune indiscrezioni di stampa, presenterebbe una somiglianza molto marcata con la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
La stessa Meloni è intervenuta sulla questione via social, scegliendo la via dell’ironia. Pubblicando la foto del dipinto, ha commentato: “No, decisamente non somiglio a un angelo”, chiudendo il post con una faccina sorridente.
L’ironia della Premier non ha però placato le opposizioni, che hanno sollevato forti dubbi sulla legittimità dell’intervento:
Il Ministero della Cultura si è attivato immediatamente. La Soprintendente Speciale di Roma, Daniela Porro, ha già incaricato i tecnici del Mic di effettuare un sopralluogo d’urgenza. L’obiettivo è verificare la natura dei lavori eseguiti sul dipinto (un’opera contemporanea situata in una cappella dedicata a Umberto II di Savoia) e decidere le eventuali misure da adottare.
Il Vicariato di Roma, dichiarandosi inizialmente “all’oscuro di tutto”, ha poi puntato il dito contro un’iniziativa isolata. Secondo quanto emerso, la modifica del volto del cherubino sarebbe stata una scelta del decoratore, mai comunicata agli organismi competenti. Il Vicariato si è impegnato ad approfondire i fatti con il parroco della basilica.
Dal canto suo, l’autore dell’intervento — l’ottantatreenne Bruno Valentinetti, sacrestano e decoratore — respinge ogni accusa: “Sono tutte invenzioni. Quel volto è lo stesso di 25 anni fa. Chi sostiene che somigli alla Meloni?” ha dichiarato, negando qualsiasi intento celebrativo o modifica recente.