Sono i giovani che hanno fatto la differenza sul risultato del quesito
Quando la testa del corteo raggiunge piazza San Giovanni, a Roma, la coda è a quasi due chilometri di distanza, separata da oltre mezz’ora a piedi. È il popolo dei No Kings Italia, decine di migliaia di persone scese tra le strade della Capitale, da tutto il Paese, “contro i re e le loro guerre”. Tra loro ci sono i giovani, gli stessi che hanno trainato il no al referendum e che anche questa volta chiedono al governo “dimissioni”. “Meloni vattene”, scandiscono a più riprese. Studenti universitari e liceali, kefiah al collo e bandiera della Palestina tra le mani, riempiono vie e Tangenziale portando avanti quelle che chiamano “lotte intersezionali”. Al centro della manifestazione No Kings c’è il no ai conflitti. “Giovani contro le guerre”, si legge su uno striscione rosso portato in testa a uno spezzone composto unicamente da ragazze e ragazzi. “C’è stato un risveglio dopo un lungo periodo di inattività politica delle masse, come studenti ci sentiamo molto coinvolti perché poi a morire ci andiamo noi”, è il pensiero di Matteo, in via Merulana insieme al suo collettivo. Quello di oggi “non è un seguito del movimento ‘Blocchiamo tutto’ – precisa Giada – ma è un sintomo dello stesso tema”. Non manca, tra le bandiere della Palestina, quella con il teschio di One Piece, simbolo della Global Sumud Flotilla e ormai di una generazione, la Zeta, quella che decide di portare in piazza più “battaglie” insieme. E quindi no alle guerre, al genocidio, all’autoritarismo e al governo. “Abbiamo bloccato la Tangenziale per chiedere le dimissioni di Meloni”, scandiscono al microfono. Ma due studenti di un collettivo romano che preferiscono non citare fanno sapere che questa “protesta non è solo contro il governo Meloni, che ci ha fatto vedere ancora di più le disuguaglianze e la direzione in cui va lo stato della guerra. Noi non vogliamo che questa mobilitazione vada a favore dei 5 stelle o del Pd”. “Per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti”, si legge poi su un cartello, mentre un gruppo di ragazze a poca distanza inneggia alla pace e mostra un foglio: “no wars”, con il simbolo pacifista. E, infine, una richiesta messa nero su bianco, da Roma agli Stati Uniti: “No Ice, no Kings”.