La Corte d’Assise d’Appello di Roma conferma l’ergastolo per l'esecutore dell’omicidio di Fabrizio Piscitelli, storico capo degli Irriducibili. Esclusa l’aggravante mafiosa, assolto Leandro Bennato. La procura aveva chiesto il riconoscimento del metodo mafioso.
La Corte d’Assise d’Appello di Roma ha confermato l’ergastolo a Raul Esteban Calderon, al secolo Gustavo Alejandro Musumeci, per l’omicidio di Fabrizio Piscitelli, noto come Diabolik, ucciso il 7 agosto 2019 al Parco degli Acquedotti con un colpo alla testa. I giudici hanno tuttavia escluso l’aggravante del metodo mafioso, come già stabilito in primo grado, e hanno assolto Leandro Bennato.
Nella sentenza di primo grado, la Terza Corte d’Assise di Roma aveva inflitto il carcere a vita a Calderon, nonostante la procura, rappresentata dai pm Mario Palazzi, Rita Ceraso e dal sostituto della Dda di Roma Francesco Cascini, avesse chiesto di riconoscere il metodo mafioso. Secondo l’accusa, il delitto non sarebbe stato un episodio isolato, ma un’azione dimostrativa di criminalità organizzata, volta a consolidare il controllo sul territorio e sul traffico di droga a Roma.
“Comprendere la figura di Piscitelli è decisivo per cogliere le possibili ragioni dell’omicidio – ha spiegato il pm in aula – Cresciuto nell’orbita della famiglia Senese, con legami stretti con Michele Senese, avrebbe progressivamente assunto un ruolo centrale negli equilibri del narcotraffico romano”. Dopo la morte di Diabolik, la procura ha sottolineato come si sia aperta una frattura tra il gruppo di Bennato e Molisso e quello degli albanesi, a indicare nuovi assetti criminali nella Capitale.
Calderon è difeso dall’avvocato Nicla Moiraghi. L’accusa individua Giuseppe Molisso, Leandro Bennato e Alessandro Capriotti come presunti mandanti, che avrebbero ingaggiato Calderon per il delitto. Nonostante la mancata qualificazione mafiosa, gli inquirenti ritengono che l’omicidio presenti tutti i tratti tipici di un’azione dimostrativa capace di produrre omertà e assoggettamento sul territorio.