Categorie: Cronaca

Roma: oltre 1.200 senzatetto in strutture Sant’Egidio

presentata la nuova guida

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Sono oltre 1.200 le persone ospitate in case famiglia, convivenze, centri di accoglienza, condomini solidali della Comunità di Sant’Egidio nell’ultimo anno. Accanto a questo sono stati serviti 120 mila pasti nelle mense di Roma, Genova, Novara, Frosinone e Lucca e sono oltre 200 mila le cene itineranti offerte in diverse città. È quanto emerso stamattina in occasione della presentazione della nuova edizione della guida della Comunità di Sant’Egidio “Dove mangiare, dormire, lavarsi”, 276 pagine di indirizzi utili per chi vive per strada e per chi aiuta. “Non dimentichiamo gli ultimi”, è stato l’appello lanciato dal presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, che ha ricordato che sono tre le emergenze a cui rispondere: l’aumento del costo della vita, l’emergenza abitativa e la difficoltà a curarsi. Secondo i dati Eurostat, “l’Italia, insieme alla Grecia, è l’unico Paese dell’Unione Europea che ha visto diminuire il reddito reale delle famiglie rispetto a 20 anni fa”, ha osservato Impagliazzo, che ha ricordato le maggiori difficoltà che devono fronteggiare le famiglie più numerose e soprattutto quel 1 milione e 283 mila minorenni in povertà assoluta.

Inoltre il costante aumento dei canoni di affitto che, di media, superano il 40 per cento del reddito medio familiare, di fronte anche a una carenza di alloggi popolari a disposizione, ha portato la lista di attesa per questo tipo di abitazioni a circa 650 mila nuclei familiari su tutto il territorio nazionale. Infine, in termini di difficoltà ad accedere alle cure mediche, il 9,9 per cento delle persone ha rivelato di aver rinunciato a curarsi per problemi legati alle liste d’attesa o alle difficoltà economiche: si tratta di 5,8 milioni di individui a fronte di 4,5 milioni dell’anno precedente (7,6 per cento).

Di fronte alla crescita della povertà, il presidente di Sant’Egidio ha lanciato alcune proposte: “Occorre allargare la platea dei beneficiari dell’assegno di inclusione facilitando l’individuazione della fragilità della fascia tra 18 e 59 anni – ha affermato Impagliazzo -. In questo modo si potrebbe venire incontro ai più fragili, come senza fissa dimora, le persone sole e i nuclei fragili non conosciuti dai servizi sociali, esclusi da questa misura di protezione. Inoltre si potrebbe facilitare l’integrazione del sussidio con redditi di lavoro bassi, per rispondere al fenomeno sempre più diffuso del lavoro povero”. Altre proposte riguardano l’emergenza abitativa: “finanziare nuovamente il fondo affitti” con un capitale appropriato e “allargare il fondo per la morosità incolpevole”, ma anche trovare le risorse per la ristrutturazione delle case popolari.

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