L'omicidio del 24enne ucciso a colpi di pistola nel cortile delle case popolari ha riportato bruscamente al centro dell'agenda politica romana il tema della sicurezza nelle periferie
L’omicidio del 24enne ucciso a colpi di pistola nel cortile delle case popolari di Tor Sapienza ha riportato bruscamente al centro dell’agenda politica romana il tema della sicurezza nelle periferie, con le prime reazioni istituzionali che si sono susseguite nel corso della giornata.
A intervenire per primo è stato l’assessore alle Periferie di Roma Capitale, Pino Battaglia, che in una nota ha collegato il fatto di sangue a un contesto più ampio: “Nei giorni scorsi, nello stesso quadrante della città, si sono verificati altri gravi episodi di violenza”. Pur riconoscendo che si tratta di “fatti diversi”, la cui ricostruzione di dinamiche, responsabilità ed eventuali collegamenti spetta agli investigatori, Battaglia ha rivendicato per l’amministrazione “il dovere di capire se si tratti soltanto di una tragica coincidenza o se in questo pezzo di Roma stia accadendo qualcosa di nuovo, con equilibri che stanno cambiando”. Da qui l’appello a “mantenere alta l’attenzione e rafforzare la presenza pubblica sul territorio”, perché, ha concluso l’assessore, “chi vive in questi quartieri ha il diritto di capire che cosa sta accadendo e di sentire le istituzioni vicine”.
Toni più critici, invece, quelli usati dal presidente del Municipio Roma V, Mauro Caliste, che punta il dito contro l’azione del governo in materia di sicurezza urbana. “Qualcosa non va, si parla tanto di sicurezza ma il controllo del territorio non esiste, serve maggior presenza delle forze dell’ordine”, ha dichiarato Caliste, denunciando come ai “tanti decreti da parte del Governo” corrispondano “pochi risultati nei quartieri”.
Per il presidente del Municipio V, però, la sicurezza urbana non può essere affrontata soltanto con misure repressive: “Si può costruire in tanti modi, attraverso un approccio integrato che tenga conto della necessità di rafforzare la coesione sociale”. Un lavoro che, assicura, il territorio sta già portando avanti: “Noi vogliamo fare la nostra parte, come in parte stiamo facendo in tanti quartieri, recuperando spazi e pianificando interventi sociali”. Ma non basta, avverte Caliste, “serve che tutti lavorino nella stessa direzione”: da qui la richiesta di rivedere “il sistema, la relazione tra enti locali e forze dell’ordine” e di rafforzare “i presidi territoriali”, che devono essere dotati di personale e mezzi adeguati.
Due voci, due approcci, ma un’unica preoccupazione condivisa: la necessità di riportare sicurezza e presenza istituzionale in quartieri che, secondo gli amministratori locali, rischiano di essere lasciati sempre più soli.