Il porporato spostato in una diocesi di periferia, Chieti. A molti non è piaciuta la sua esposizione mediatica
La basilica di San Pietro nella notte di Natale (Foto Vatican Media)
Dipendenti insoddisfatti, eccessiva esposizione mediatica, scarsa manutenzione della basilica, iniziative che non sono piaciute alla Curia come la possibilità di aprire un bistrot. Sono queste le motivazioni che hanno portato alla rimozione del cardinale Gambetti dalla carica di arciprete della basilica di San Pietro e da presidente della Fabbrica di San Pietro. Il suo arrivo cinque anni fa, per volere di Papa Francesco.
Uno stile, quello di Gambetti, che è piaciuto poco
In molti fanno notare che Gambetti non è stato certo spedito a una diocesi di primo piano, come Chieti. I custodi spesso lamentavano carenze di organico, fatto sta che ci sono state varie profanazioni anche sull’altare della basilica. Inoltre, il cardinale, diventato prete in età adulta, sembra che amasse frequentare ricevimenti e incontri mondani, e questo non è certo piaciuto. L’idea di aprire un bistrot sulla basilica di San Pietro non è piaciuta a molti, ed è sembrata una commercializzazione del tempio per eccellenza della Cristianità.
Ritorno a una Chiesa più vicino alla gente
Insomma, a molti non è sfuggito l’approccio non proprio francescano di Mauro Gambetti. Fatto sta che dal Sacro convento di Assisi così scrivono: “Si apre per il cardinale Gambetti, il nostro caro fra Mauro, un capitolo nuovo. La nomina ad arcivescovo di Chieti-Vasto lo riconduce a una dimensione di servizio pastorale più diretto, nella quale, con il suo stile fraterno e deciso, gentile e autorevole, potrà entrare in dialogo fecondo con quella terra e con la Chiesa ‘forte e gentile’ che è in Abruzzo”. Insomma, un tornare alle origini, a una Chiesa più dimessa.