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Viterbo, morta soffocata da una fettina di bacon: la scelta di donare gli organi salva 20 vite

Un elemento che ricorre più volte nel racconto della madre è la generosità della figlia, che in vita aveva più volte espresso il desiderio di donare gli organi in caso di necessità

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Si chiamava Rachele Ferrara, aveva 28 anni ed è morta lo scorso venerdì a Capodimonte, borgo di circa 1.650 abitanti in provincia di Viterbo, soffocata da una fettina di bacon addentata nella sua camera da letto. La donna, madre di due bambini, Michelle di otto anni e Gabriel di cinque, si trovava nella casa di famiglia di strada Montecchio quando, verso le 14:45, è scesa di corsa in salotto con le mani al collo: non riusciva più a respirare.

A raccontare quei momenti drammatici sono i genitori della giovane, Tamara Eichenberger, 58 anni, e Gabriele Ferrara, un brigadiere dei carabinieri in pensione, in un’intervista rilasciata al dorso locale de La Repubblica. Secondo la ricostruzione della madre, quella mattina erano usciti insieme per delle commissioni, mentre il giorno precedente Rachele aveva lasciato i due figli al padre. All’ora di pranzo la giovane non aveva mangiato con i genitori; poco dopo, mentre la madre era in giardino e il padre riposava sul divano, si è consumata la tragedia.

I genitori hanno tentato immediatamente di soccorrerla con manovre di rianimazione, riuscendo a estrarle un piccolo pezzo di cibo dalla bocca. Solo in un secondo momento la madre ha scoperto che la figlia aveva mangiato una fettina di bacon confezionata, acquistata al supermercato, che le era andata di traverso finendo nell’esofago anziché nei polmoni. I soccorsi sono stati allertati dal padre alle 15:45 e sono giunti sul posto dopo oltre venti minuti: è stato il medico dell’elisoccorso Pegaso a riuscire a estrarre la fettina di carne con una pinza, dopo che le manovre dei genitori non erano bastate. Alla giovane sono state somministrate cinque fiale di adrenalina, ma non ha più ripreso conoscenza.

Nel racconto affidato al quotidiano, la madre ha sottolineato come il marito, pur avendo alle spalle anni di esperienza come autista di ambulanze della Croce Rossa e migliaia di soccorsi effettuati in carriera come carabiniere, si sia trovato di fronte a un dolore mai provato prima, restando come paralizzato davanti alla scena della figlia in pericolo di vita.

Rachele Ferrara aveva completato gli studi all’istituto tecnico nonostante la nascita della primogenita Michelle proprio nell’anno della maturità, presentandosi all’esame orale con la neonata in braccio. Di recente aveva espresso il desiderio di iscriversi all’università per diventare maestra di sostegno, mentre si manteneva lavorando saltuariamente come cameriera in un bar e in un ristorante dove lavora anche la sorella. Amava le moto, sogno mai realizzato per la contrarietà del padre, e la lettura.

Un elemento che ricorre più volte nel racconto della madre è la generosità della figlia, che in vita aveva più volte espresso il desiderio di donare gli organi in caso di necessità. Alla dichiarazione di decesso, avvenuta martedì 18 agosto alle 9.30, i genitori hanno quindi comunicato ai medici la volontà di procedere con la donazione. Gli organi di Rachele hanno permesso di salvare oltre venti persone: un pezzo di fegato è stato trapiantato in un bambino, il cuore è stato destinato a un paziente in Puglia, i due reni sono andati in Emilia-Romagna, mentre sono stati donati anche l’utero, le cornee e diversi tessuti.

A consolare, seppur parzialmente, il dolore della famiglia è proprio la consapevolezza che la giovane continuerà a vivere attraverso le persone che ha salvato. Un pensiero condiviso anche dalla piccola Michelle, che secondo il racconto della nonna avrebbe detto alla madre: “sei la mia eroina”.