Oltre 300 opere di 130 artisti dal secondo Novecento a oggi saranno esposte fino al fino al 20 settembre 2026
Fino al 20 settembre 2026 al MAXXI sarà presente la mostra dal titolo Tragicomica. Prospettive sull’arte italiana dal secondo Novecento a oggi, la più ampia mostra mai dedicata dal Museo nazionale delle arti del XXI secolo alla storia dell’arte italiana contemporanea a cura di Andrea Bellini e Francesco Stocchi. Attraverso 300 opere e istallazioni si vuole indagare la componente ironica che attraversa la cultura italiana e che riesce ad affrontare temi complessi del tempo e del mondo, ciò che il filosofo Giorgio Agamben definì “caparbia intenzione anti-tragica” (Categorie italiane, 1996). Una produzione culturale che riguarda e coinvolge tutti gli aspetti dell’arte come il teatro, l’architettura, la letteratura e la filosofia.
Maria Emanuela Bruni, Presidente Fondazione MAXXI: “La vita è una tragedia se vista da vicino ma una commedia se vista da lontano. È così che Charlie Chaplin ha catturato e riassunto l’esistenza umana nella quale felicità e sofferenza si alternano. A sedici anni dalla sua apertura, è sembrato doveroso per il Museo nazionale delle arti del XXI secolo assumersi l’onere e l’onore di raccontare gli ultimi settant’anni di produzione culturale e pensiero critico in Italia.”
In mostra si alternano artisti più noti ed altri ancora da approfondire o indagare, il più giovane è Valerio Nicolai, con l’opera Sole con le code del 2022. Non c’è una divisione in settori, temi o in fasi cronologiche, ma l’esposizione procede in un percorso continuo. Celebri sono le opere come una tela di Lucio Fontana, la Merda d’artista di Piero Manzoni, che aprono la mostra, a seguire sulla prima terrazza La Nona ora di Maurizio Cattelan, con il Santo Padre Giovanni Paolo II colpito e schiacciato da un meteorite, opera emblematica che affronta, con il consueto registro dissacrante dell’artista, il tema della caducità del potere, sospeso tra tragedia e paradosso. La seconda terrazza è dominata dalle monumentali torte di Roberto Cuoghi, presentate per la prima volta in Italia, in dialogo con la Scultura vivente di Piero Manzoni, che trasforma lo spettatore in soggetto e oggetto del dispositivo artistico, per poi proseguire con la Bariestesia di Gianni Colombo, una scala-dispositivo ambientale con gradini non allineati che mette in crisi la percezione e l’equilibrio. Incontriamo poi La Lampada annuale di Alighiero Boetti, che si accende per pochi secondi una volta all’anno e direi la scioccante opera Novecento sempre di Cattelan con un cavallo imbalsamato sospeso, che trasmette impotenza e frustrazione, e non poteva mancare un’opera di Michelangelo Pistoletto con Sacra Conversazione.
Queste solo per citare alcune tra le più celebri, ma la mostra è densa di opere e i grandi spazi e gli alti soffitti consentono la presenza di istallazioni di grandi dimensioni, attraverso cui il visitatore si muove, si può immergere e spesso viene sopraffatto da sentimenti contrastanti. L’arte contemporanea rimane un mondo non facile da scoprire e decifrare, spesso angosciante nel mostrare le inquietudini del mondo con un linguaggio forte e dirompente. Per aiutare il visitatore ogni opera è corredata da spiegazione che termina spesso con domande, invitando alla riflessione e ad una maggiore partecipazione emotiva.
“Raccontare l’arte italiana a partire dal secondo Novecento significa cercare di ordinare una materia intrinsecamente refrattaria alle categorizzazioni stabili. – ci spiega Francesco Stocchi, Direttore artistico MAXXI e curatore della mostra – Scegliere il tragicomico come filtro di racconto rappresenta innanzitutto l’adozione di uno sguardo ampio per rintracciare il comportamento dell’arte italiana nel tempo, sottolineando in particolare un suo atteggiamento costante rispetto alla negoziazione del tragico e al ricorso all’ironia come paradosso e deviazione ambivalente.”