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Oggi salutiamo un campione: Varenne, la storia del “Capitano”

Il cavallo che trasformò il trotto in uno sport popolare

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È morto a 31 anni il più celebre trottatore italiano. Dalle 62 vittorie al trionfo nel Prix d’Amérique, fino alla Breeders Crown negli Stati Uniti: una carriera che lo ha trasformato in un’icona dello sport

Varenne non è stato semplicemente un cavallo da corsa. Per alcuni anni è stato uno dei personaggi più popolari dello sport italiano, capace di portare il trotto nelle case di milioni di persone e di conquistare un pubblico che fino ad allora conosceva poco o nulla dell’ippica. Il “Capitano”, come era stato soprannominato, è morto a 31 anni, nell’allevamento di Eboli, in provincia di Salerno, dove trascorreva l’ultima parte della sua vita. La causa della morte è stata un infarto fulminante.

Nato il 19 maggio 1995 a Copparo, in provincia di Ferrara, nell’allevamento di Zenzalino, Varenne era figlio dello stallone americano Waikiki Beach e della fattrice italiana Ialmaz. Il suo nome venne ispirato dalla rue de Varenne di Parigi, la strada dove ha sede l’Ambasciata italiana in Francia.

La sua carriera agonistica, sviluppatasi soprattutto tra il 1998 e il 2002, ha numeri impressionanti: 73 corse disputate e 62 vittorie, oltre a sei secondi e due terzi posti. In premi ha superato i sei milioni di euro, diventando uno dei trottatori più vincenti della storia.

La coppia con il romano Giampaolo Minnucci

Una parte fondamentale della leggenda di Varenne è legata al driver romano Giampaolo Minnucci, l’uomo che lo ha accompagnato nelle sue imprese più celebri. Quella tra il Capitano e Minnucci divenne una delle coppie simbolo dello sport italiano: il cavallo con la sua straordinaria capacità di accelerazione e il driver capace di interpretarne caratteristiche e temperamento.

Il primo grande successo arrivò proprio a Roma, nel 1998, con la conquista del Derby italiano del trotto all’ippodromo di Tor di Valle. Da quel momento iniziò una progressione che avrebbe portato Varenne a vincere nei più importanti ippodromi del mondo.

Tra i suoi trionfi figurano tre edizioni consecutive del Gran Premio Lotteria di Agnano, nel 2000, 2001 e 2002, due Prix d’Amérique a Parigi, nel 2001 e 2002, e due Elitloppet a Stoccolma negli stessi anni. Nel 2001 conquistò inoltre negli Stati Uniti la Breeders Crown, completando una stagione entrata nella storia del trotto mondiale.

Proprio il 2001 rappresentò probabilmente l’apice della sua carriera. Varenne riuscì a imporsi sui grandi palcoscenici europei e americani, stabilendo anche un record mondiale sul miglio. Nello stesso anno fu riconosciuto come Cavallo dell’Anno in Italia, Francia e Stati Uniti, un risultato straordinario per un trottatore.

Un campione diventato personaggio

La grandezza di Varenne, però, non può essere spiegata soltanto attraverso vittorie e record. Il Capitano riuscì a superare i confini dell’ippica. Le sue gare venivano seguite in televisione, i giornali raccontavano le sue imprese e il suo nome diventò familiare anche a chi non aveva mai frequentato un ippodromo.

Fu ricevuto da Papa Giovanni Paolo II e dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, partecipò a eventi e trasmissioni televisive e diventò una vera celebrità nazionale. Nel 2010 arrivò anche l’ingresso nella Harness Racing Hall of Fame statunitense.

Dopo il ritiro dalle competizioni nel 2002 iniziò una seconda vita come stallone. Anche in questo campo Varenne ha lasciato un’impronta enorme, generando oltre duemila figli e continuando così a influenzare il trotto internazionale molti anni dopo la sua ultima gara.

La sua morte chiude simbolicamente un’epoca dell’ippica italiana. Perché Varenne riuscì in qualcosa che pochissimi campioni riescono a fare: trasformare uno sport di appassionati in un fenomeno popolare.

Per Roma il suo ricordo resta legato soprattutto a Tor di Valle e a Giampaolo Minnucci. È lì che nel 1998 il Capitano conquistò il Derby italiano e cominciò davvero la sua leggenda. Un legame con la Capitale che rende oggi ancora più sentito l’addio al cavallo italiano più famoso di sempre.