Oltre 57mila scatti da 141 Paesi per raccontare conflitti, migrazioni e resilienza: premiata la foto di Carol Guzy sulle famiglie separate negli Stati Uniti. La mostra arriva a Roma dal 7 maggio
I vincitori del World Press Photo Contest 2026 sono stati selezionati da una giuria indipendente composta da 31 professionisti provenienti da tutto il mondo, che ha esaminato oltre 57.376 fotografie inviate da 3.747 fotografi di 141 paesi. Un’ occasione unica per il fotogiornalismo e la fotografia documentaristica che offrono uno sguardo globale e attento sugli eventi, le persone e i mutamenti naturali, che avvengono nel mondo nell’anno appena trascorso. Come ogni anno la World Press Photo Exhibition 2026 sarà allestita a Palazzo Esposizioni, in via Nazionale, dal 7 maggio al 29 giugno 2026.
La Foto dell’Anno 2026 ha il titolo di “Separati dall’ICE” di Carol Guzy, ZUMA Press, iWitness, per il Miami Herald, selezionata dalla raccolta fotografica documentaria più ampia dal titolo “ICE Arrests at New York Court”, premiato nella categoria Storie per la regione Nord e Centro America.
“Questo riconoscimento mette in luce l’importanza cruciale di questa storia nel mondo. Siamo testimoni della sofferenza di innumerevoli famiglie, ma anche della loro dignità e resilienza che trascende l’avversità, mi ha toccato profondamente – ha dichiarato la fotografa Carol Guzy. Il coraggio di aprire le loro vite alle nostre macchine fotografiche ci ha permesso di raccontare le loro storie. E questo premio appartiene certamente a loro, non a me”.
La fotografa ha documentato la violenza e i soprusi della politica americana sull’immigrazione che viene applicata sistematicamente anche nei confronti di chi segue le regole e si presenta alle udienze in buona fede. Il protagonista è Luis, fermato dagli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE), che dopo un’udienza presso il tribunale per l’immigrazione, all’interno del Jacob K. Javits Federal Building di New York, il 26 agosto 2025, viene arrestato e strappato alla sua famiglia, pur non avendo precedenti penali. La moglie Cocha e i loro tre figli di 7, 13 e 15 anni, sono rimasti sconvolti, costretti ad affrontare difficoltà economiche e un profondo trauma emotivo. La fotografia è stata scattata all’interno di uno dei pochi edifici federali statunitensi dove è consentito l’accesso ai fotografi, che in un corridoio documentano la situazione.
Gli altri due finalisti del World Press Photo of the Year sono Saber Nuraldin, EPA Images con l’immagine “Emergenza umanitaria a Gaza”, dove in un’immagine quasi dantesca, i palestinesi si arrampicano su un camion di aiuti umanitari entrata nella Striscia di Gaza attraverso il valico di Zikim, nel tentativo di procurarsi farina, durante quella che l’esercito israeliano ha definito una “sospensione tattica” delle operazioni per consentire il passaggio degli aiuti umanitari, il 27 luglio 2025. Una potente immagine che rende concreta e quasi percepibile la sofferenza della popolazione, portando il visitatore ad una profonda immedesimazione.
Infine, “I processi delle donne Achi” di Victor J. Blue, per The New York Times Magazine, con i volti delle donne indigene Maya Achi fuori da un tribunale di Città del Guatemala il 30 maggio 2025, quando tre ex membri delle pattuglie di autodifesa civile sono stati condannati a 40 anni di carcere per stupro e crimini contro l’umanità, le violenze sessuali compiute contro di loro.