Categorie: Economia urbana

Alto Lazio, un’economia in trasformazione: cresce export, Pil in frenata

Nonostante le difficoltà, il tessuto imprenditoriale della Tuscia ha retto, chiudendo l'anno con un saldo positivo di 92 imprese (+0,3%), pur con un lieve arretramento nel primo trimestre 2026 (-0,1%)

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Un quadro a più velocità quello che emerge dal Rapporto sull’Economia dell’Alto Lazio 2025, presentato nei giorni scorsi nella sede viterbese della Camera di Commercio di Rieti Viterbo. Un appuntamento ormai consolidato, che quest’anno si completerà il 9 luglio con un secondo incontro a Rieti, presso Palazzo Aluffi, sede della Sabina Universitas.

A illustrare i dati sono stati il presidente della Camera, Domenico Merlani, e il segretario generale Francesco Monzillo, davanti a una platea che ha visto la partecipazione di numerose autorità: la sindaca di Viterbo Chiara Frontini, il viceprefetto vicario Andrea Nino Caputo, il deputato Mauro Rotelli, il presidente della Provincia Alessandro Romoli, il questore Giorgio Di Munno, il delegato della rettrice dell’Università della Tuscia Emanuele Blasi, oltre ai vertici provinciali di Carabinieri e Guardia di Finanza e a numerosi rappresentanti di categorie economiche, ordini professionali e sindacati.

Il Rapporto si apre con uno sguardo al quadro internazionale, segnato da forte incertezza geopolitica: l’Eurozona cresce solo moderatamente (+1,4% nel 2025), tra criticità energetiche, logistiche e la ripresa dell’inflazione, mentre l’Italia si ferma a una crescita dello 0,5%, sostenuta soprattutto dagli effetti del Pnrr. In questo scenario, la provincia di Viterbo non è rimasta immune: il Pil locale ha chiuso il 2025 con una contrazione dello 0,4%, anche se le previsioni per il 2026 indicano un ritorno alla stabilità.

Le imprese cambiano pelle

Nonostante le difficoltà, il tessuto imprenditoriale della Tuscia ha retto, chiudendo l’anno con un saldo positivo di 92 imprese (+0,3%), pur con un lieve arretramento nel primo trimestre 2026 (-0,1%). Dietro questo dato aggregato si nasconde però una trasformazione settoriale profonda: soffrono i settori più tradizionali — commercio (-2,1%), manifattura (-1,2%), alloggio e ristorazione (-0,8%), edilizia (-0,2%), mentre crescono con decisione i servizi a più alto valore aggiunto, come le attività finanziarie e assicurative (+3,3%), quelle professionali e tecniche (+2,9%) e l’immobiliare (+1,5%).

L’export, vero motore del territorio. Il dato più incoraggiante arriva dal commercio estero: +9,5% nel 2025, con un balzo eccezionale dell’agricoltura (+53,6%), seguita da alimentare (+8,7%) e ceramica (+3,6%), a fronte di un tessile in difficoltà (-7,6%). Una tendenza che si è ulteriormente rafforzata nel primo trimestre 2026, con un +14,1% complessivo trainato ancora da alimentare (+31,4%), agricoltura (+23,4%) e ceramica (+8,9%).

Lavoro e credito: luci e ombre

Il mercato del lavoro mostra invece segnali meno confortanti: il tasso di occupazione scende al 62,3% (125.874 occupati) e la disoccupazione sale al 7,2%, con 9.694 persone in cerca di impiego. Diverso il discorso sul fronte creditizio: i depositi bancari crescono del 4,6% e, dopo quattro anni di calo, anche i prestiti tornano positivi (+0,5%), sostenuti dalle famiglie più che dalle imprese. Da segnalare soprattutto il crollo delle sofferenze bancarie (-26,9%), un dato nettamente migliore rispetto alle medie regionale e nazionale.

Turismo in crescita.

Pur in attesa dei dati definitivi, il comparto turistico mostra segnali molto positivi per il 2025, con gli arrivi in aumento del 41,3% e le presenze del 25,5%. “Il rapporto traccia uno scenario in chiaroscuro che tuttavia vede il nostro tessuto economico mostrare una straordinaria capacità di reazione”, ha commentato Merlani, ricordando l’impegno della Camera di Commercio nel sostenere la nascita e la crescita delle imprese, anche attraverso i marchi collettivi (su tutti il Marchio Tuscia Viterbese) e nuovi incentivi per la transizione ecologica e digitale, come il bando per i voucher in partenza in questi giorni.

Un’analisi che, secondo gli organizzatori, mostra come il territorio viterbese possa esprimere appieno il proprio potenziale solo attraverso un lavoro condiviso tra istituzioni e mondo economico, capace di valorizzare le specificità della Tuscia senza perdere di vista la visione d’insieme.