Il progetto di recupero dell'Antiquarium del Celio, finanziato con 10 milioni di euro del PNRR, accende il dibattito. La Sovrintendenza difende l'uso di vetro e acciaio come scelta rispettosa del contesto storico, mentre Italia Nostra e alcuni esponenti politici denunciano un intervento giudicato troppo invasivo.
Il restauro dell’Antiquarium del Celio continua a far discutere. Al centro della polemica c’è il progetto di riqualificazione dell’edificio storico, finanziato con 10 milioni di euro del PNRR, che prevede il recupero delle strutture originarie e la ricostruzione dei volumi perduti attraverso l’impiego di vetro e acciaio.
Il sovrintendente capitolino Claudio Parisi Presicce difende le scelte progettuali, spiegando che l’intervento è stato realizzato nel rispetto del valore storico e architettonico dell’edificio. Le nuove superfici vetrate, caratterizzate da un’elevata capacità riflettente, sono state pensate per integrarsi con il paesaggio circostante, riflettendo il verde e i resti archeologici del Palatino e riducendo così l’impatto visivo. Inoltre, l’utilizzo di strutture leggere consentirebbe di limitare gli interventi sul sottosuolo.
L’obiettivo del progetto è trasformare l’Antiquarium in un moderno centro culturale, con nuovi spazi espositivi, servizi per i visitatori e aree dedicate alla valorizzazione del patrimonio archeologico e storico della città.
Di diverso avviso Italia Nostra, che contesta il carattere contemporaneo dell’intervento. Il presidente della sezione romana, Oreste Rutigliano, parla di una deriva verso la “mercificazione” del patrimonio e critica, in particolare, la prevista caffetteria sulla terrazza. Anche la consigliera del I Municipio Nathalie Naim ha espresso forti perplessità, annunciando una richiesta di accesso agli atti per verificare l’iter autorizzativo dell’opera, ritenuta troppo impattante sul paesaggio.
L’Antiquarium del Celio, costruito negli anni Venti e successivamente ampliato, ha subito gravi danni a causa dei lavori della metropolitana negli anni Trenta ed è rimasto in stato di abbandono per circa ottant’anni. Il progetto di recupero punta ora a restituire l’edificio alla città, ma il confronto sul rapporto tra tutela del patrimonio e architettura contemporanea resta aperto.