La speranza, scrive l'ex sindaco di Venezia, è "che i 5Stelle disinneschino la mina Raggi e il Pd quella Calenda e affini". Mentre sulle primarie: "Dovrebbero venire da un percorso partecipato alla base"
Le primarie “male non fanno, o di scarsa entità”, e “potrebbero fare assai bene se fossero pensate e organizzate secondo dea Ragionevolezza. Ciò che fa male è la loro acritica esaltazione, spia di una concezione meramente procedurale della vita democratica”. Lo scrive Massimo Cacciari in un intervento sulla Stampa.
La confusione “regna sotto i cieli, e nulla la rende più chiara dei fatti bolognesi: qui le primarie si sono svolte di fatto tra due partiti, divisi sulla questione politica forse più importante (almeno a fini elettorali) per il centro-sinistra e il Pd, quella dei rapporti con i 5Stelle” sottolinea l’ex sindaco di Venezia.
A Roma “di ciò non si è neanche parlato, eppure potrebbe darsi il caso che il Pd si trovi a dover ingoiare anche la Raggi. Come è possibile scegliere il candidato sindaco di Roma senza conoscere che cosa pensi a proposito? A Bologna due separati a confronto, a Roma molti candidati non a sindaco, ma a consiglieri comunali (forse), poiché la ‘soluzione’ era stra-certa”.
Cacciari si augura che in futuro “le primarie siano l’ultimo atto di un processo di costruzione di strategie e programmi partecipato alla base, organizzato attraverso iniziative specifiche e congressi”. Ultimo atto “in cui al ‘popolo’ si chiede chi ritenga sia il dirigente che con più coerenza ed efficacia può rappresentare la strada di governo, locale o nazionale, che si è insieme deciso di intraprendere e che a tutti è dato conoscere. In attesa di un simile lieto evento, tocchiamo ferro per Roma, sperando che i 5Stelle disinneschino la mina Raggi e il Pd quella Calenda e affini“.