Il tribunale di Roma ha dichiarato il non luogo a procedere nei confronti di Salvatore Buzzi per intervenuta prescrizione
Si chiude con una prescrizione e due assoluzioni uno dei filoni processuali legati all’inchiesta “Mondo di Mezzo”, l’indagine che oltre dieci anni fa scosse il sistema politico-amministrativo romano e che inizialmente venne ribattezzata “Mafia Capitale”. Il tribunale di Roma ha dichiarato il non luogo a procedere nei confronti di Salvatore Buzzi per intervenuta prescrizione. L’imputazione nei suoi confronti, nel corso del procedimento, era già stata ridimensionata: dalla corruzione propria si era passati alla corruzione per la messa a disposizione della funzione, con esclusione dell’aggravante mafiosa.
Una decisione che si inserisce nel solco tracciato dalla Corte di Cassazione nel procedimento principale, che aveva escluso la configurabilità dell’associazione mafiosa. Proprio questo aspetto è stato sottolineato dalla difesa di Buzzi. “Il tribunale ha definitivamente messo una pietra sulla contestazione dell’aggravante mafiosa”, ha dichiarato l’avvocato Pier Gerardo Santoro, evidenziando come sia stata esclusa “in fatto e in diritto” la sussistenza di aggravanti mafiose nei reati contestati. Nel medesimo procedimento sono stati assolti l’ex capogruppo Pd in Campidoglio Francesco D’Ausilio – con formula piena, “per non aver commesso il fatto” – e l’ex direttore generale di Ama, Giovanni Fiscon. In aula si era costituito parte civile il Campidoglio.
L’esito odierno rappresenta un ulteriore tassello nella lunga parabola giudiziaria dell’inchiesta che, tra primo grado, appello e Cassazione, ha progressivamente ridefinito il perimetro delle accuse, ridimensionando l’impianto iniziale legato alla qualificazione mafiosa dei fatti. Resta il segno di una stagione giudiziaria e politica che ha profondamente inciso sugli equilibri amministrativi della Capitale.