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Referendum/ Vince il “no”, il centrosinistra esulta: “Avviso sfratto per il governo”

La riforma approvata dal governo, che prevedeva anche la separazione delle carriere dei magistrati, non vedrà dunque la luce ma la premier, così come tutta la maggioranza, esclude ripercussioni politiche sul governo

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Dopo una lunga rimonta partita alcune settimane fa, almeno stando ai sondaggi diffusi nel tempo, al referendum confermativo per la riforma della giustizia le ragioni del “no” hanno vinto con distacco, ottenendo un consenso forse superiore a quanto gli stessi comitati promotori potessero auspicare. Con quasi il 54 per cento dei voti, con un’alta percentuale di coloro che si sono recati alle urne, vicina al 60 per cento, “gli italiani hanno deciso e noi prendiamo atto di questa decisione. La sovranità appartiene al popolo e gli italiani oggi si sono espressi con chiarezza”. Per usare le parole della premier Giorgia Meloni in un video a commento del risultato referendario.

La riforma approvata dal governo, che prevedeva anche la separazione delle carriere dei magistrati, non vedrà dunque la luce ma la premier, così come tutta la maggioranza, esclude ripercussioni politiche sul governo: “Andremo avanti, come abbiamo sempre fatto, con responsabilità, determinazione e rispetto verso il popolo italiano e verso l’Italia”. Certo “resta il rammarico” per “un’occasione persa di modernizzare l’Italia”. Ma questo – ha scandito la premier quando i risultati erano ormai chiari – non cambia “il nostro impegno per continuare con serietà a lavorare per il bene della Nazione e per onorare il mandato che ci è stato affidato”. Il governo, ribadisce, va avanti “come abbiamo sempre fatto” fino a fine legislatura.

Per Antonio Tajani, vicepremier e segretario di Forza Italia, partito che più di altri aveva sostenuto le ragioni del “sì” in nome anche di Silvio Berlusconi, “noi abbiamo fatto tutto il possibile per far comprendere l’importanza di una riforma” ma “prendiamo atto dell’esito del voto con il massimo rispetto”. Allo stesso modo “alla riforma della giustizia non rinunceremo mai” e “il voto sul governo sarà l’anno prossimo alla scadenza della legislatura”. Dello stesso tono anche le dichiarazioni del ministro Nordio, di cui la riforma portava il nome: “Prendo atto con rispetto della decisione del popolo sovrano. Abbiamo impiegato tutte le nostre energie per spiegare, in termini accessibili, la complessità di questa riforma” ma “non è nostra intenzione attribuire o meno a questo voto un significato politico”. Cosa che al contrario avviene nel campo delle opposizioni che sottolineano il dato “chiaro” che emerge dal voto.

“Oggi si apre una nuova primavera politica, con la richiesta dei cittadini di voltare pagina: è un avviso di sfratto per il governo di Giorgia Meloni”, che “è scesa in campo in modo chiaro, a reti unificate” per sostenere il referendum, ha commentato il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, parlando di “uno schiaffo politico alla premier”. O anche, “un messaggio per Meloni e il governo: ascoltate il Paese e le sue priorità:l a sanità, i salari, il caro energia, le politiche industriali”, come affermato dalla segretaria del Partito democratico Elly Schlein, che ha invitato il governo “sull’esito del voto” e “a fare quello che ha smesso di fare rimanendo chiuso nel palazzo”. Lo sguardo è ora rivolto alle prossime elezioni politiche, dove “noi batteremo il centrodestra” perché il voto di oggi ha dimostrato che “il Paese chiede una maggioranza alternativa”. Non poteva mancare il commento del leader di Italia viva, Matteo Renzi, che proprio dieci anni fa uscì perdente dal referendum costituzionale: “Io mi sono dimesso da premier, da segretario, da tutto. Vedremo che farà Meloni dopo una sconfitta clamorosa che dimostra che non ha il consenso di cui parlava”. Di tono meno politico, ma altrettanto netto, il commento dell’Associazione nazionale magistrati, in questi mesi impegnata in prima linea per fermare la riforma: “Oggi ha vinto la Costituzione. Ringraziamo tutti coloro che si sono impegnati con noi in questi mesi a difesa della Carta”. Perchè “è stata preservata l’autonomia e l’indipendenza della giurisdizione”. (Rin per Agenzia Nova)

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