Regione Lazio, CNR, Marevivo e Roma Capitale insieme per studiare e raccontare la vita nel grande fiume urbano. Pannelli didattici, ricerca scientifica e percorsi per le scuole lungo le sponde di Scalo de Pinedo
C’è un tratto di Tevere, tra Ponte Risorgimento e Ponte Pietro Nenni, sulla sponda sinistra, che da oggi ha una funzione nuova. Non solo argine, non solo passeggiata: diventa sede del Polo scientifico-didattico regionale sulla biodiversità del Tevere, istituito con delibera di giunta regionale e fondato su un protocollo d’intesa tra Regione Lazio, Roma Capitale, Fondazione Marevivo e l’Istituto di Scienze Marine del Cnr.
L’idea è quella di portare la ricerca scientifica sul fiume dentro la città, rendendola accessibile ai cittadini e, soprattutto, alle scuole. Il polo opererà presso la sede della Fondazione Marevivo a Scalo de Pinedo e lungo il percorso didattico del Parco d’Affaccio, dove verranno installati pannelli informativi dedicati agli ecosistemi fluviali e alla biodiversità del Tevere. Al suo interno opererà anche il Centro per la biodiversità fluviale e urbana, progetto che unisce ricerca, educazione ambientale e partecipazione civica.
Il Tevere, del resto, è un ecosistema più ricco e complesso di quanto la sua fama metropolitana lasci intuire. Ospita specie ittiche, vegetazione ripariale, fauna acquatica e anfibia che resistono — spesso in modo sorprendente — alla pressione urbana. Studiarli sistematicamente, con il CNR come partner scientifico, significa costruire una base di conoscenza che può orientare le politiche di gestione del fiume nei prossimi decenni.
Il progetto si inserisce in un cantiere più ampio di riqualificazione delle sponde romane. Roma Capitale ha inaugurato nel 2025 cinque parchi fluviali realizzati con 7,3 milioni di fondi giubilari; il parco Tiberis riaprirà completamente rinnovato questa estate; il parco Tevere Sud è in corso di realizzazione. Sul tavolo c’è anche l’obiettivo, ancora lontano ma non più tabù, della balneabilità del fiume.
«Il nostro obiettivo è restituire il Tevere ai cittadini», ha dichiarato l’assessore regionale Fabrizio Ghera. Una frase che suona come un impegno concreto in un momento in cui molte città europee stanno riscoprendo i propri fiumi — da Parigi a Madrid, da Zurigo a Seoul — come risorse ecologiche, culturali e sociali da valorizzare invece di nascondere. Roma, con il suo fiume millenario, arriva tardi a questa consapevolezza. Ma ci arriva.