Nel cuore della capitale prende forma una delle sfide ambientali e urbanistiche più ambiziose degli ultimi anni: rendere balneabile il fiume Tevere
Nel cuore della capitale prende forma una delle sfide ambientali e urbanistiche più ambiziose degli ultimi anni: rendere balneabile il fiume Tevere. Un progetto che affonda le radici nella storia della città — un tempo luogo di bagni e svago — e che oggi sembra possibile grazie a nuove iniziative politiche e tecniche coordinate tra istituzioni, enti scientifici e cittadini.
Nei giorni scorsi il Comune di Roma ha annunciato l’avvio operativo di un’ampia fase di lavoro dedicata alla balneabilità del Tevere. Sono stati costituiti quattro gruppi di esperti, con il compito di monitorare lo stato delle acque, analizzare in modo capillare scarichi e inquinamento, e definire gli interventi necessari per migliorare la qualità dell’acqua a livelli compatibili con la balneazione.
Questa iniziativa si inserisce all’interno di un più vasto Piano strategico e operativo per il Tevere, voluto dall’amministrazione comunale e condiviso con gli altri livelli istituzionali. L’obiettivo non è soltanto quello di rendere alcune tratte del fiume idonee al bagno, ma anche di riqualificare l’intero ecosistema fluviale, valorizzare le aree verdi lungo le sponde e trasformare il Tevere in una infrastruttura naturale e culturale di qualità.
Un passaggio chiave di questo percorso è la costituzione di un “Tavolo interistituzionale” sulla balneabilità, che ha visto la partecipazione di Roma Capitale, della Regione Lazio e del Governo, con il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e i vertici della Città Metropolitana attivamente coinvolti. Durante i primi incontri si affrontano temi tecnici, normativi e gestionali, con l’obiettivo di valutare quali tratti del fiume possano essere potenzialmente sicuri per la balneazione e quali interventi urgenti siano necessari per superare le criticità attuali.
Sul fronte politico, il sindaco Roberto Gualtieri ha rilanciato l’ambizione di rendere il Tevere balneabile in un arco temporale di circa cinque anni, ispirandosi all’esperienza francese del fiume Senna a Parigi, che è stato recentemente riaperto alla balneazione dopo decenni di divieti e un massiccio programma di depurazione. Pur sottolineando che il Tevere parte da livelli di inquinamento più bassi rispetto alla Senna, Gualtieri ha evidenziato l’importanza della collaborazione con governo e Regione per ottenere le risorse e i supporti tecnici necessari a realizzare il progetto.
Tuttavia, non mancano dubbi e critiche, soprattutto da parte di esperti di salute pubblica. Secondo alcune associazioni scientifiche, la presenza di batteri fecali come Escherichia coli e altre sostanze inquinanti rappresenta un rischio reale per la salute umana, rendendo imprescindibile il lavoro di depurazione e monitoraggio continuo prima di poter dichiarare realmente sicuro un tratto balneabile.
In parallelo al percorso istituzionale e tecnico, emergono anche progetti di rigenerazione paesaggistica e sociale come “Teverever” e “TevereSud”, che intendono ripensare il fiume non solo come corpo d’acqua, ma come spazio pubblico, naturale e culturale attraverso parchi lineari sulle sponde e un dialogo con la memoria storica della città.
Resta dunque un cammino lungo e complesso, fatto di studi, opere infrastrutturali e un costante confronto tra istituzioni e comunità scientifica, ma per molti romani l’idea di tornare a fare il bagno nel Tevere non è più solo un sogno. Con il progetto in piena fase operativa, si guarda al futuro con un mix di speranza, realismo e determinazione.