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Lazio, medici di base in mobilitazione: scontro con la Regione sulle prescrizioni farmaceutiche

Il documento al centro della polemica prevede che apposite commissioni analizzino mensilmente il profilo prescrittivo di dieci medici per distretto

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I medici di medicina generale del Lazio hanno dichiarato lo stato di mobilitazione e sospeso le trattative per il rinnovo dell’accordo integrativo regionale. La decisione, annunciata dall’intersindacale composta da Fimmg, Smi, Snami, Federazione Medici del Territorio e Cisl Medici, arriva in risposta a un provvedimento emanato il 26 marzo dalla direzione regionale Salute sulle “Disposizioni per il monitoraggio della farmaceutica convenzionata”.

Il documento al centro della polemica prevede che apposite commissioni analizzino mensilmente il profilo prescrittivo di dieci medici per distretto, richiedendo loro giustificazioni su eventuali anomalie rilevate dal sistema di monitoraggio Bihealth. I numeri, secondo i sindacati, sono eloquenti: il meccanismo coinvolgerebbe circa 2.440 medici su 3.900, ovvero i due terzi dei medici di famiglia del Lazio.

Per le organizzazioni sindacali si tratta di un sistema di controllo “di natura ispettiva e ragionieristica” che lede l’autonomia professionale e rischia di compromettere il rapporto di fiducia tra medico e paziente. “Il medico deve poter prescrivere in scienza e coscienza, senza pressioni o interferenze amministrative che ne condizionino l’atto clinico”, si legge nella nota congiunta.

Le tensioni non si fermano alle prescrizioni. I sindacati denunciano anche una nota regionale del 15 gennaio scorso che ha bloccato l’integrazione dei medici cessati nelle Unità di Cure Primarie e i trasferimenti interni, con ricadute concrete sulla continuità assistenziale. Su questo punto viene chiesta con urgenza una sospensiva.

Critiche anche alla gestione delle Case della Comunità: i sindacati segnalano difformità di comportamento tra le diverse aziende sanitarie e il mancato rispetto degli accordi contrattuali, in un quadro che, secondo le organizzazioni di categoria, sta rendendo la professione sempre meno attrattiva, soprattutto per i giovani medici.

L’incontro con il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, previsto per ieri, è saltato. I rappresentanti sindacali si sono ritirati da tutte le delegazioni a ogni livello, ritenendo che “non sussistano le condizioni per un confronto costruttivo”. La disponibilità a riaprire il dialogo esiste, precisano i sindacati, ma è subordinata al ritiro dei provvedimenti contestati e alla ripresa di un confronto “reale, trasparente e rispettoso del ruolo della medicina generale”, con particolare attenzione alla gestione dei pazienti fragili e cronici.

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