Una nuova revisione scientifica internazionale ribalta decenni di convinzioni e punta i riflettori sull'inquinamento come fattore di rischio
Per anni la medicina ha trattato il sistema immunitario dei neonati come una versione incompleta di quello adulto, un meccanismo di difesa ancora “acerbo” e bisognoso di tempo per raggiungere la piena efficienza. Oggi questa visione viene definitivamente superata.
Uno studio pubblicato su Nature Immunology dal consorzio internazionale Ideaal (Immune Development in Early Life) descrive l’immunità infantile come un sistema a sé stante: altamente specializzato, dinamico e progettato per gestire la transizione dalla protezione uterina all’esposizione al mondo esterno.
I ricercatori – provenienti dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, dal Boston Children’s Hospital, dalla Columbia University e dalla Yale School of Medicine – individuano nei primi 1.000 giorni di vita, dal concepimento fino ai 2-3 anni, il periodo cruciale per la costruzione delle difese immunitarie. In questa fase il bambino deve imparare a riconoscere e combattere le infezioni senza scatenare reazioni infiammatorie eccessive verso microbi, alimenti e stimoli ambientali del tutto nuovi. È un equilibrio delicato, influenzato da molteplici fattori: gravidanza e anticorpi materni, allattamento, microbioma intestinale, alimentazione, vaccinazioni e ambiente.
“Il bambino nei primi anni di vita possiede un’immunità diversa, altamente regolata e adattata a una fase unica della vita”, spiega Paolo Palma, responsabile di Immunologia clinica e vaccinologia del Bambino Gesù e docente all’Università di Roma Tor Vergata. “Comprendere questi meccanismi significa poter prevenire infezioni respiratorie, asma e allergie, e migliorare la risposta ai vaccini”.
Tra i fattori ambientali più insidiosi emerge con forza l’inquinamento dell’aria. La revisione indica che l’esposizione a particolato e ossidi di azoto può interferire con la maturazione del sistema immunitario, aumentando la vulnerabilità alle infezioni respiratorie. A confermare l’allarme sono i primi dati della coorte romana del progetto Ideal, presentati al congresso Pediatric Academic Societies 2025 di Boston. I ricercatori del Bambino Gesù hanno seguito 273 neonati sani dalla nascita, monitorando episodi di infezioni respiratorie e respiro sibilante e incrociando queste informazioni con i livelli di PM10, ossidi di azoto (NOx) e biossido di azoto (NO₂) registrati nelle zone di residenza.
I risultati preliminari mostrano un’associazione significativa: maggiore è l’esposizione agli inquinanti, più frequenti sono le infezioni respiratorie ricorrenti e gli episodi di wheezing. Correlazioni, seppur meno marcate, emergono anche per bronchiolite, bronchite, otite media acuta, tonsillite e infezione da SARS-CoV-2. “L’inquinamento atmosferico sembra agire proprio nella fase in cui il sistema immunitario sta costruendo il proprio equilibrio”, sottolinea Palma.
Il progetto Ideal, avviato nel 2023 e coordinato dal Boston Children’s Hospital, coinvolge coorti pediatriche in Nord America, Africa e Australia. L’Italia partecipa con il gruppo del Bambino Gesù, che seguirà i 273 bambini arruolati fino ai sei anni di età.
L’obiettivo è ambizioso: capire perché alcuni bambini sviluppino infezioni ricorrenti, asma o una risposta vaccinale meno efficace, per arrivare a strategie preventive personalizzate. Un cambio di paradigma che parte da una consapevolezza nuova: l’immunità infantile non è una bozza da perfezionare, ma un sistema già funzionante, da proteggere fin dai primi respiri.