È quanto emerge da un sondaggio della Cgil Roma e Lazio, realizzato online a settembre 2026, a cui hanno risposto 2.405 persone
Nel giorno in cui la Fondazione Gimbe fotografa un Paese dove 6 milioni di persone rinunciano a curarsi, a Roma e nel Lazio il medico di famiglia c’è quasi sempre, ma il problema arriva dopo, quando servono una visita specialistica o un esame diagnostico. È quanto emerge da un sondaggio della Cgil Roma e Lazio, realizzato online a settembre 2026, a cui hanno risposto 2.405 persone.
Come riporta il dorso romano de La Repubblica, il campione non è statisticamente rappresentativo, perché i partecipanti hanno risposto spontaneamente, in gran parte anziani, ma il quadro delle difficoltà percepite è netto. La medicina di base regge: il 99% ha un medico assegnato e l’88,5% giudica facile ottenere un appuntamento, anche se il 18% ha spesso difficoltà a contattarlo e il 29% lamenta orari di apertura insufficienti. Solo il 10% dice che il medico è sempre disponibile per una visita a domicilio, mentre il 50% non sa se può chiederla.
Le criticità maggiori riguardano le visiste specialistiche e la diagnostica: solo il 35% si è rivolto al pubblico, il 48% ha scelto privato o intramoenia e il 12% un’assicurazione privata. Tra chi è passato dal pubblico, il 42% ha atteso oltre sei mesi, il 23% tra tre e sei mesi e il 13% non ha ricevuto una data. Sei persone su dieci dicono di aver rinunciato spesso o sempre a una visita o a un esame, l’86% se si include chi lo ha fatto raramente. Il 95% ha pagato almeno qualche volta di tasca propria per far prima e per l’84,9% la spesa privata pesa abbastanza o molto sul bilancio familiare.
Il segretario della Cgil Roma e Lazio, Natale Di Cola, sostiene che “questo non è il diritto alla salute sancito dalla Costituzione” e chiede investimenti, assunzioni, reinternalizzazione dei servizi in appalto e aumenti degli stipendi. La Cgil sarà in piazza sabato 17 ottobre a Roma, con un corteo da piazza della Repubblica a piazza del Popolo promosso dalla Via Maestra.
Il presidente della Regione, Francesco Rocca, ha quantificato in un 5-8% il “buco di risposta” nel pubblico: “Ci manca l’ultimo miglio, ma la direzione è quella giusta”. Ha ricordato il piano di assunzioni che ha già portato 5mila unità in più, con altre 5mila entro la fine del 2027. Le Case della comunità sono ancora poco note: solo il 35% dice di conoscerle bene, il 18% non ne ha mai sentito parlare. Le richieste degli intervistati convergono su tre parole: personale, attese, specialistica.