Il cronoprigramma tra Comune e Zeis prevedeva che entro metà 2026 sarebbero stati definiti i dettagli degli interventi sullo scheletro in cemento. Ma tutto è ancora fermo
L’ex Città del Gusto di Marconi
Nulla da fare, l’ecomostro è ancora là. Il progetto per il rilancio dell’ex Città del Gusto di Marconi avrebbe dovuto esser finalizzato per metà 2026, ma ancora nulla di fatto. La ZEIS (We Build, ex Salini Impregilo), proprietaria dell’ex edificio non avrebbe ancora presentato al Comune i dettagli per la ristrutturazione di quello che ormai è solo uno scheletro in cemento e armato. Tra l’altro sul tetto svetta ancora una stazione radiobase che, sembra funzionante.
Il progetto di rilancio
Nel 2025. I titolari dell’area avevano infatti iniziato a delineare un piano di riqualificazione che dovrebbe rivoluzionare il sito, il quale fino al 2016 ospitava il cinema multisala UniCinema Marconi, una sede Asl, un punto vendita alimentare e la nota Città del Gusto. Il tormentato braccio di ferro legale tra Comune e privati si era risolto definitivamente soltanto nella primavera del 2024, grazie al dissequestro della struttura e alla prescrizione degli illeciti contestati. Questo passaggio chiave ha finalmente sbloccato la rigenerazione urbana della zona.
L’iter per dare nuova vita all’ex Città del Gusto
Tra i provvedimenti burocratici più recenti adottati dal Comune di Roma spicca la revisione della “Carta della Qualità”, il registro che tutela i beni architettonici cittadini. L’ex Città del Gusto è stata ufficialmente espunta da questo elenco. Il via libera alla sua riconversione arriva dunque dopo un decennio di totale degrado, reso possibile proprio dalla cancellazione del vincolo di pregio. Stando ai primi dettagli emersi, la Zeis srl – azienda legata al gruppo WeBuild (la vecchia Salini Impregilo) che detiene la proprietà del lotto – pianifica di sfruttare le volumetrie attuali per dare vita a un nuovo complesso di tipo abitativo. Una scelta che, di fatto, cancella le aspettative della comunità locale, che premeva per il ripristino di funzioni sociali e sanitarie come i vecchi uffici della Asl.
I paletti posti dal Campidoglio
Sulle prospettive di rilancio del quadrante aveva preso posizione Maurizio Veloccia, assessore all’Urbanistica di Roma Capitale ed ex mini-sindaco del Municipio XI, evidenziando la forte rilevanza sociale dell’operazione: “La struttura abbandonata di via Fermi costituisce tuttora una cicatrice profonda e visibile per l’intero quartiere”, aveva dichiarato a metà 2025. Successivamente allo sblocco dei sigilli e all’archiviazione del capitolo giudiziario, l’amministrazione capitolina ha sollecitato la proprietà a esibire un piano definitivo entro i primi mesi del 2026. Pur non avendo la facoltà di modificare la destinazione d’uso immobiliare (che rimarrà dunque privata), il Campidoglio mira a strappare compensazioni utili alla collettività. L’obiettivo espresso da Veloccia era che “l’intervento” includesse “la riqualificazione del contesto urbano e la creazione di un’area pubblica pedonale: una nuova piazza d’aggregazione che dialoghi idealmente con il restyling già avviato in Piazza della Radio”. Attendiamo ancora.