Le indagini sono partite dalla denuncia presentata da un cittadino di origini nigeriane alla polizia ferroviaria
Sono stati denunciati i tre giovani che la notte del 7 febbraio scorso, armati di sfollagente telescopico, spranga e altri oggetti contundenti, si sono diretti verso zona della stazione Termini: una vera è propria spedizione punitiva a sfondo razzista con obiettivo stranieri e senza fissa dimora. In poche ore hanno aggredito cinque persone. L’ultima vittima è stata salvata dall’arrivo casuale di alcuni passanti.
A distanza di tre mesi, la Digos della questura di Roma – che ha condotto le indagini in coordinamento con la Procura ordinaria e quella per i minorenni – ha eseguito un’ordinanza cautelare nei confronti del più giovane del gruppo, un minorenne, e ha perquisito gli altri due indagati maggiorenni. I tre sono stati denunciati per lesioni personali aggravate dall’odio razziale e porto di armi od oggetti atti a offendere. Due di loro appartengono alla compagine giovanile di un’organizzazione militante di estrema destra.
Le indagini sono partite dalla denuncia presentata da un cittadino di origini nigeriane alla polizia ferroviaria. Le immagini dei sistemi di videosorveglianza hanno permesso di ricostruire la sequenza delle aggressioni, tutte consumate nella stessa notte. Durante le perquisizioni sono emersi elementi che completano il quadro: una spranga, un coltello, gli abiti indossati quella notte e materiale propagandistico riconducibile all’ideologia dell’estrema destra, tra cui una copia del Mein Kampf.
Il profilo del minorenne, collocato in comunità, è quello che più preoccupa. Non si tratta di un episodio isolato: il ragazzo era già stato denunciato per apologia del fascismo e, nel giugno 2025, era stato segnalato per aver imbrattato la sinagoga di via Garfagnana con scritte antisemite e il simbolo della svastica. Una traiettoria che racconta di una radicalizzazione precoce, non di un gesto estemporaneo.
La vicenda riaccende il dibattito sulla presenza di gruppi organizzati di estrema destra nelle città italiane e sulla capacità degli strumenti di prevenzione di intercettare i segnali prima che si traducano in violenza. In questo caso, a fare la differenza è stata una denuncia coraggiosa – quella del cittadino nigeriano che ha scelto di rivolgersi alla polizia – e un sistema di sorveglianza che ha documentato tutto. Non sempre va così.