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Nuovo sgombero al Bencivenga Occupato: finisce la rioccupazione dopo il blitz di giugno

vicenda che affonda le proprie radici in oltre venticinque anni di storia.

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All’alba di oggi le forze dell’ordine sono tornate in via Generale Roberto Bencivenga, nel quartiere Nomentano, per sgomberare nuovamente il Bencivenga Occupato, lo storico spazio anarchico romano che era stato rioccupato nel fine settimana. L’operazione, condotta con un massiccio dispiegamento di uomini e mezzi, ha visto l’impiego di reparti di polizia, blindati ed elicottero, riportando sotto il controllo delle autorità un edificio che appena poche ore prima era tornato nelle mani degli attivisti.

L’intervento rappresenta l’ultimo capitolo di una vicenda che affonda le proprie radici in oltre venticinque anni di storia. L’ex edificio di via Bencivenga 15, occupato nel 2001, è stato per lungo tempo uno dei principali punti di riferimento dell’area anarchica romana. Negli anni ha ospitato assemblee politiche, iniziative sociali, concerti della scena punk e crust, laboratori e attività culturali, diventando uno degli spazi autogestiti più conosciuti della capitale.

La situazione è cambiata il 16 giugno scorso, quando il Bencivenga è stato sgomberato nell’ambito di una vasta operazione coordinata dalla Procura di Roma contro una presunta organizzazione anarchica. L’inchiesta riguarda ipotesi di associazione con finalità di terrorismo e diversi episodi di sabotaggio, tra cui azioni contro la linea ferroviaria ad Alta Velocità Roma-Firenze. Contestualmente agli arresti e alle perquisizioni eseguiti in varie città italiane, la polizia è intervenuta anche nello stabile di via Bencivenga.

Secondo il Ministero dell’Interno e gli investigatori, alcuni degli indagati avrebbero utilizzato il centro come base logistica e luogo di incontro. Gli occupanti e i collettivi anarchici hanno invece respinto con decisione questa ricostruzione, sostenendo che lo spazio fosse esclusivamente un luogo di aggregazione politica e sociale e definendo lo sgombero un’operazione di natura politica, scollegata dalle attività svolte all’interno dell’edificio.

Dopo il blitz di giugno, l’immobile era stato murato e riconsegnato alla disponibilità dell’amministrazione. Nella notte tra l’11 e il 12 luglio, però, un gruppo di attivisti è riuscito a rientrare nello stabile, annunciandone la rioccupazione e rilanciando un appello alla mobilitazione. La risposta delle autorità è arrivata poche ore dopo con un nuovo intervento che ha posto fine all’occupazione appena ricostituita.

Il doppio sgombero nel giro di meno di un mese testimonia la volontà delle istituzioni di impedire una nuova stabilizzazione dello spazio occupato, mentre resta aperto il fronte giudiziario dell’inchiesta che ha dato origine all’operazione di giugno. Sarà la magistratura a stabilire la fondatezza delle accuse rivolte agli indagati.

Sul piano politico e cittadino, la vicenda riapre il confronto sul futuro degli spazi occupati a Roma e sul rapporto tra sicurezza, legalità e luoghi di aggregazione sociale. Da un lato il Governo rivendica l’azione come un intervento necessario contro realtà considerate funzionali a gruppi eversivi; dall’altro i movimenti denunciano la perdita di uno spazio storico e parlano di un attacco alla libertà di organizzazione e dissenso.

Con il nuovo sgombero del 13 luglio il Bencivenga torna, almeno per il momento, sotto il controllo delle autorità. Resta da capire se la vicenda si concluderà con la definitiva chiusura dello spazio o se, come già accaduto in passato nella storia dei centri sociali romani, aprirà una nuova fase di mobilitazione e di confronto tra istituzioni e movimenti.