Una sentenza attesa, che chiude un iter processuale lungo e tormentato
Sei anni dopo quella notte di settembre a Colleferro, il caso Willy Monteiro Duarte trova il suo epilogo giudiziario. Ieri sera la Corte d’Appello ha condannato all’ergastolo Gabriele Bianchi, l’ultimo degli imputati principali la cui pena non era ancora diventata definitiva. Una sentenza attesa, che chiude un iter processuale lungo e tormentato, e che restituisce, almeno sul piano della giustizia formale, una risposta alla morte di un ragazzo di 21 anni, ucciso per aver tentato di difendere un amico.
Il processo di appello ter era stato disposto dalla Corte di Cassazione a novembre scorso, con l’obiettivo specifico di rivalutare la questione delle attenuanti generiche per Gabriele. I giudici hanno confermato la massima pena, allineando la sua posizione a quella del fratello Marco, già condannato definitivamente all’ergastolo.
Chiuse anche le altre posizioni: Francesco Belleggia dovrà scontare 23 anni di reclusione, Mario Pincarelli 21. Quattro condanne pesanti per una violenza gratuita che scosse profondamente l’opinione pubblica italiana e aprì un dibattito ancora vivo sulla cultura della sopraffazione e sull’impunità percepita da certi ambienti giovanili.
Un elemento inedito di questa sentenza riguarda la giustizia riparativa: i giudici hanno autorizzato Gabriele Bianchi ad accedere a un percorso che, con il consenso della famiglia Monteiro Duarte, potrebbe portare a un incontro diretto tra il condannato e i genitori di Willy. Un istituto ancora poco diffuso in Italia, che punta non alla vendetta ma all’elaborazione del trauma, per entrambe le parti.
In apertura dell’udienza, Bianchi ha preso la parola spontaneamente: “Porto dentro di me il dolore di questa vicenda da sei anni. Non sono più il ragazzo che sei anni fa ha varcato le porte del carcere”. Parole che in molti hanno accolto con scetticismo, ma che il sistema giudiziario è chiamato comunque a prendere sul serio, nella prospettiva di una pena che abbia anche una funzione rieducativa. Willy Monteiro Duarte aveva 21 anni. Voleva fare il cuoco. È morto per un calcio, di notte, in una piazza.