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Peste suina: da “Sfattoria degli Ultimi”, pronti a tutto per salvare Poldo e compagni

"Non siamo disposti a sacrificare nessuno di loro”

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Rispondono a nomi come Rosa, Olimpia, Frida, Poldo, Nerino e rischiano di essere tutti abbattuti. Sono 150 animali, tra cinghiali e maiali, ospiti della “Sfattoria degli Ultimi” in via Arcore, alle porte di Roma. “Non siamo disposti a sacrificare nessuno di loro”, dice Emanuele Zucchini, portavoce dei volontari della “Sfattoria”, l’iniziativa nata spontaneamente da un gruppo di animalisti circa due anni fa, con l’obiettivo di salvare maiali vittime di maltrattamenti o sottratti ad allevamenti abusivi, accogliendoli nella struttura abbandonata di proprietà di Astral, vicino alla Flaminia, in prossimità di Sacrofano.

Il sito rientra nella “zona rossa” delineata intorno a Roma per fronteggiare l’emergenza della Peste suina africana (Psa); zona all’interno della quale è previsto l’abbattimento di ogni cinghiale o maiale presente, di conseguenza, anche dei 150 suidi di via Arcore. La battaglia legale intrapresa dagli animalisti sembra essersi schianta contro il muro del Tar Lazio che ieri ha stabilito come legittimo il programma di abbattimento che sta portando avanti la Asl Roma 1 su disposizione commissario straordinario per la Psa.

All’obiettivo di salvare e ospitare i maiali, si è ben presto affiancato quello di salvare anche i cinghiali. “La gente – dice Zucchini- ci segnalava la presenza degli animali in zone urbane di Roma chiedendo di intervenire per salvarli dal pericolo di essere investiti dalle auto, o abbattuti”. Un protocollo che prevedeva gli abbattimenti dei cinghiali, infatti, era previsto anche prima della Psa. “Con gli animali -dice il portavoce dei volontari- non facciamo alcun tipo di commercio, semplicemente sono animali da affezione e li manteniamo autofinanziandoci. Da quando è scoppiata l’emergenza -assicura Zucchini- non abbiamo più accolto animali e li manteniamo sotto stretta osservazione veterinaria”.

“Siamo disposti a cedere su tutti i fronti -dice anche l’animalista- pur di trovare una soluzione che non comporti l’uccisione degli animali”. In questi giorni è stato più volte sottolineato che la struttura in cui accolgono gli animali è stata occupata abusivamente. “E’ vero. Non ci sottraiamo a questa responsabilità. Però, dopo l’occupazione, ci siamo autodenunciati chiedendo alla proprietà Astral di essere regolarizzati dicendoci pronti anche al pagamento di un canone di affitto”. Oggi, però, la “Sfattoria degli Ultimi” sembra essere disposta anche a liberare l’area occupata in cambio di una sorta di salvacondotto per tutti gli animali verso un’altra zona. “Siamo pronti ad andarcene in un altro sito portando via tutti gli animali. Del resto avevamo già proposto alla Regione Lazio la nostra ‘ricetta’ per risolvere il problema dei cinghiali a Roma. Eravamo, e siamo disposti, ad occuparci di un’area di proprietà della Regione, anche in montagna, in cui portare i cinghiali che si avvicinavano ai centri urbani, ovviamente senza ucciderli, ma sterilizzando i maschi. Il vero problema dei cinghiali, infatti, è la loro capacità di proliferare. Una femmina partorisce mediamente 6 o 7 cuccioli 3 volte l’anno. Quantomeno, con questo sistema avremmo arginato il problema cinghiali nelle città. Nessuno, però, ci ha dato ascolto”.

Zucchini ribadisce che tutte le loro attività non prevedono alcun tipo di lucro. “Non abbiamo mai chiesto soldi per sostenere la struttura, lo stiamo facendo adesso solamente per sostenere le spese legali per i vara ricorsi”. Se la giustizia rema contro, la loro iniziativa è sostenuta invece da tante persone. “Inizialmente eravamo solo sei volontari -dice anche Zucchini-, ma da quando è scoppiato il caso, siamo diventati tantissimi e i messaggi di solidarietà arrivano da ogni parte”. Il rischio degli abbattimenti, però, si fa sempre più concreto “Se dovessero presentarsi per abbattere i nostri animali, non so come potrei reagire. Sarebbe come vedere trucidato uno della mia famiglia”.