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Da Rio a Pechino: la Cina capitale mondiale dell’architettura nel 2029

A motivare la scelta della capitale cinese, spiega l'Unesco, è la capacità unica di tenere insieme uno dei patrimoni architettonici più ricchi al mondo con una progettualità urbana proiettata verso la sostenibilità

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C’è una città che nei prossimi anni diventerà il palcoscenico globale del dibattito sull’architettura del futuro: è Pechino, che l’Unesco ha annunciato ieri come Capitale mondiale dell’architettura Unesco-Uia per il 2029, scelta su raccomandazione del Comitato congiunto istituito insieme all’Unione internazionale degli architetti.

Il riconoscimento è parte di un programma nato per raccontare come architettura, urbanistica, cultura e patrimonio possano diventare leve concrete di sviluppo urbano sostenibile. Ogni tre anni, la città che ospita il Congresso mondiale dell’Uia riceve questo titolo: prima di Pechino, il testimone era passato da Rio de Janeiro — prima capitale designata, nel 2020 — a Copenaghen e, infine, a Barcellona.

A motivare la scelta della capitale cinese, spiega l’Unesco, è la capacità unica di tenere insieme uno dei patrimoni architettonici più ricchi al mondo con una progettualità urbana proiettata verso la sostenibilità. Nel comunicato ufficiale, l’organizzazione ha evidenziato come il tessuto storico della città, i progetti di rigenerazione già realizzati con successo e una scena architettonica particolarmente vitale raccontino un equilibrio non scontato: quello tra memoria, innovazione e comunità, elementi che a Pechino sembrano rafforzarsi a vicenda anziché entrare in conflitto.

Guardando già al 2029, il direttore generale dell’Unesco Khaled El-Enany ha affidato al comunicato stampa la sua lettura del significato di questa scelta: la convinzione che lo straordinario patrimonio architettonico di Pechino, insieme alla sua trasformazione urbana in continuo movimento e alla visione di lungo periodo che la guida, possa dare origine a un nuovo capitolo di confronto internazionale sul potere dell’architettura come strumento di cambiamento.

Tra quattro anni, dunque, gli occhi del mondo dell’architettura si sposteranno sulla capitale cinese — l’ennesima tappa di un percorso che, da Rio a Copenaghen, da Barcellona a Pechino, continua a interrogarsi su come le città possano restare, insieme, radicate nella storia e proiettate nel futuro.