La “Vittoria alata” che per pochi giorni ha prestato il volto alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sta per tornare al suo aspetto originario. La decisione, arrivata oggi 3 febbraio 2026, mette fine a una settimana di polemiche, code di turisti e imbarazzi istituzionali nel cuore del rione Colonna.
Il verdetto della Soprintendenza
Dopo le verifiche avviate nei giorni scorsi, la Soprintendenza Speciale di Roma ha stabilito che l’opera deve essere riportata allo stato precedente al restauro. Il “restyling” fisionomico apportato dal restauratore Bruno Valentinetti è stato giudicato un intervento non autorizzato su un bene tutelato. Non si tratterebbe, dunque, di un semplice ripristino di un lavoro del 2000 – come sostenuto dall’autore – ma di una modifica che ha alterato i tratti originali del dipinto per fini estranei alla conservazione artistica.
La reazione del Vicariato e della politica
Il Vicariato di Roma, che gestisce la Basilica, ha espresso stupore per l’accaduto e ha ribadito la necessità di non strumentalizzare l’arte per scopi politici. Nel frattempo, l’opposizione, guidata dal Partito Democratico, aveva chiesto l’intervento immediato del Ministro della Cultura, definendo “inaccettabile” la trasformazione di un luogo di culto in una galleria di ritratti politici.
L’ironia di Giorgia Meloni
Dal canto suo, la premier ha affrontato il caso con la consueta ironia. In un post sui social, Giorgia Meloni ha commentato divertita: «Decisamente non somiglio a un angelo», prendendo le distanze dall’omaggio artistico che l’ha vista protagonista sopra il busto di Umberto II di Savoia.
Il pellegrinaggio dei curiosi
Mentre i tecnici preparano i ponteggi per la cancellazione, la Basilica di San Lorenzo in Lucina è diventata meta di un insolito pellegrinaggio. Centinaia di persone si sono messe in fila per scattare un ultimo selfie con il cherubino biondo prima che il volto della premier venga rimosso per sempre.
I lavori di ripristino dovrebbero iniziare già nelle prossime ore, restituendo alla “Vittoria” i suoi tratti generici e ponendo fine al caso mediatico dell’anno.