La posizione del complesso e alcuni elementi emersi durante lo scavo suggeriscono che gli ambienti appartenessero alla caserma della V Coorte dei Vigiles
Un edificio rimasto sepolto per quasi duemila anni, otto ambienti decorati con mosaici e affreschi di straordinaria qualità e un ritrovamento destinato ad arricchire – e forse a riscrivere – la conoscenza del Celio antico. È quanto emerso dagli scavi condotti dalla Soprintendenza speciale di Roma nell’area di Villa Celimontana, durante i lavori di consolidamento del muraglione storico finanziati con le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).
Le indagini archeologiche hanno riportato alla luce cinque ambienti integralmente scavati e altri tre conservati solo in parte, appartenenti a un edificio edificato nel II secolo d.C. e riorganizzato nel secolo successivo. Tra le scoperte più significative spicca un raffinato mosaico con un emblema marino: un delfino, un pesce, un’aragosta e un granchio disposti intorno a un cratere, oltre a frammenti di un precedente pavimento musivo di età antonina, ampie porzioni di soffitti affrescati e preziosi rivestimenti in opus sectile, elementi che testimoniano l’elevato livello decorativo dell’intero complesso.
“Roma continua a stupirci, restituendo testimonianze capaci di ampliare la conoscenza della città antica”, ha dichiarato la soprintendente speciale di Roma, Daniela Porro. “Grazie ai fondi del Pnrr siamo riusciti non solo a mettere in sicurezza un muraglione storico, ma anche a realizzare una scoperta archeologica di grande valore scientifico, che apre nuove prospettive di ricerca e valorizzazione”.
La ricchezza degli apparati decorativi farebbe pensare a una residenza aristocratica, ma la posizione del complesso e alcuni elementi emersi durante lo scavo suggeriscono un’altra possibilità: che gli ambienti appartenessero alla caserma della V Coorte dei Vigiles, il corpo incaricato della prevenzione degli incendi e dell’ordine pubblico nella Roma imperiale. Se confermata, questa interpretazione ridefinirebbe l’estensione di uno dei principali complessi militari dell’antica città.
“Lo scavo ha restituito dati di straordinario interesse, ma il lavoro più complesso inizia ora”, osserva Simona Morretta, responsabile scientifica delle indagini. “Saranno lo studio delle strutture, dei materiali e del contesto archeologico a consentire di chiarire la reale funzione dell’edificio”.
Per il ministero della Cultura, il cantiere rappresenta anche un esempio di come gli interventi finanziati dal Pnrr possano trasformarsi in occasioni di ricerca. “L’intervento di Villa Celimontana dimostra come tutela, ricerca e valorizzazione possano procedere insieme”, ha sottolineato il capo di gabinetto del ministero, Valentina Gemignani, riportando il saluto del ministro Alessandro Giuli. Un progetto nato per consolidare un’antica struttura muraria si è così trasformato in una delle più significative scoperte archeologiche romane degli ultimi anni.