L'ufficiale giudiziario ha messo i sigilli allo storico locale di via Vittorio Emanuele Orlando. Non è bastato il tentativo della Soprintendenza di avviare il vincolo di interesse storico. La famiglia chiede di riaprire la trattativa con la nuova proprietà per salvare l'attività.
photo credit: Giannandrea Dagnino
Si abbassa la saracinesca della storica pasticceria Dagnino. Dopo oltre settant’anni di attività, l’ufficiale giudiziario ha eseguito lo sfratto dei locali della Galleria di via Vittorio Emanuele Orlando, a pochi passi da piazza della Repubblica (Esedra), mettendo i sigilli a uno dei simboli della tradizione dolciaria romana e siciliana.
A nulla è valso il tentativo della Soprintendenza di bloccare l’esecuzione avviando il procedimento per valutare il riconoscimento del locale come bene di interesse storico e artistico. L’iniziativa, che prevedeva una fase istruttoria di tre mesi per verificare il valore culturale della bottega, non è riuscita a fermare il provvedimento.
«Pensavamo di riuscire a salvarci, ma Dagnino non finirà», ha dichiarato Alessandra Cola Dagnino, spiegando che la famiglia intende riaprire il confronto con la nuova proprietà dell’immobile nella speranza di trovare spazio nel progetto di riqualificazione dell’area. L’obiettivo è consentire alla storica attività di proseguire, con il sostegno delle istituzioni.
Negli ultimi giorni anche Italia Nostra era intervenuta per scongiurare la chiusura, rivolgendo un appello al ministro della Cultura Alessandro Giuli e chiedendo ai proprietari dell’immobile di preservare la storica pasticceria all’interno del piano di recupero del complesso immobiliare. L’invito, tuttavia, è rimasto senza esito e per Dagnino si chiude, almeno per ora, una storia iniziata nel 1955.