Categorie: Economia urbana

Alla Nuvola dell’Eur l’Assemblea degli industriali

La concorrenza cinese è sempre più vischiosa e la crisi energetica sta stressando come non mai l'intero sistema produttivo nazionale. Tanto è bastato al presidente Emanuele Orsini, a incastonare nelle trenta pagine di relazione, pensieri e parole che suonano come un grido di allarme

Pubblicato da

La sensazione, entrando nella Nuvola di Fuksas all’Eur, era quella di un evento dal sapore vagamente politico. Non solo per la tornata elettorale di poche ore prima, ma anche perché di fatto l’assemblea di Confindustria del 2026 aveva già un piede nella prossima campagna elettorale. La prossima potrebbe già svolgersi a urne chiuse o prossime all’apertura, questo è tutta da vedere. Immaginazione a parte, l’assise degli Industriali è arrivata in un momento che più delicato non poteva essere. La concorrenza cinese è sempre più vischiosa, l’Intelligenza Artificiale riscrive, giorno dopo giorno, il perimetro degli affari e la crisi energetica sta stressando come non mai l’intero sistema produttivo nazionale. Tanto è bastato al presidente Emanuele Orsini, a incastonare nelle trenta pagine di relazione, pensieri e parole che suonano come un grido di allarme, ma anche come un’agenda per il governo in carica. E per quello che verrà.

Emanuele Orsini ha dato il là alle sue considerazioni (quelle finali, del governatore di Bankitalia, sono previste per venerdì), partendo dal metodo. E, con buon margine di certezza, rivolgendosi allo stesso esecutivo. “Questo è il tempo del coraggio, è il tempo di un grande appello a tutta la politica per un grande atto di responsabilità, fatto di scelte ispirate a fiducia e coraggio”. Insomma, agire in fretta “per tornare a una crescita del 2% l’anno perché altrimenti perderemo la nostra industria e milioni di posti di lavoro. Le sfide che dobbiamo affrontare richiedono a tutti noi un senso di responsabilità comune, forte e condiviso”. Ed è proprio l’invito al coraggio, alla fiducia e alla responsabilità il fil rouge delle trenta pagine del discorso del presidente di Confindustria.

Ed ecco l’agenda degli industriali. “La responsabilità nazionale che invochiamo e proponiamo a tutte le parti politiche e sociali italiane deve muovere cinque leve per rimettere l’impresa al centro”. In questo senso le priorità da affrontare, per mettere le imprese nelle condizioni di crescere e “rafforzare il Paese “sono: energia, crescita dimensionale delle pmi, contratti di sviluppo e innovazione, semplificazioni e riforma della legge 231, risorse adeguate agli obiettivi”. Per Orsini, “la prima leva è l’energia e lo ripeto con la forza che emerge da tutte le nostre assemblee sul territorio: per le imprese il prezzo dell’energia è ormai una vera e propria minaccia esistenziale. Non possiamo continuare a pagare nei nostri stabilimenti l’energia ai prezzi più cari d’Europa”. L’Italia, “per le scelte fatte nel passato rinunciando al nucleare, o per quelle delle Regioni oggi sulle rinnovabili, ormai è completamente fuori scala e fuori mercato. Diamo atto al governo di aver impostato una politica energetica di maggior equilibrio, precondizione per salvaguardare il tessuto produttivo”.

La seconda leva da azionare “è una politica industriale orientata alla crescita dimensionale e tecnologica delle piccole e medie imprese”, sottolinea Orsini. Perchè “la sfida è costruire politiche selettive, sostenibili sul piano fiscale e coerenti con il tessuto produttivo. Il Paese cresce se le piccole aziende diventano medie e quelle medie diventano grandi”. La terza leva da azionare per tornare a crescere “sono i contratti di sviluppo: potenziarli significa credere nel principale strumento a sostegno dei grandi investimenti, che ha già riguardato oltre 1.500 imprese”. Occorre anche “estendere il più possibile la sperimentazione e la rapida applicazione dell’Intelligenza Artificiale in tutte le filiere della manifattura”. La quarta leva “sono le semplificazioni e la riforma della 231. Autonomia energetica e crescita dipendono da un ecosistema di regole stabili, un fisco prevedibile e organico, un’amministrazione capace di mettere in pratica le scelte della politica e le domande di investimento delle imprese. In tempi certi. Senza queste condizioni qualsiasi investimento rischia di arenarsi in continui rinvii. Anche qui si gioca la partita della fiducia. L’instabilità normativa è un male antico. Servono certezze”.

Ancora, la quinta leva da attivare, per Orsini, “è quella delle risorse adeguate agli obiettivi. Sappiamo che la finanza pubblica italiana ha margini molto stretti. Per questo pensiamo che la via da seguire sia quella di un’azione di responsabilità nazionale per mobilitare risorse private a fianco di quelle pubbliche. Cominciamo dal fisco che è una leva di competitività. Richiede una visione, non un accumulo di misure a breve termine, frammentate e inique. Non può essere un ostacolo agli investimenti. Anche su questo, vogliamo fare la nostra parte. L’Italia è quarta per pressione fiscale tra i Paesi avanzati, ma esistono 575 misure fiscali che erodono circa 120 miliardi di base imponibile”. Orsini lancia una proposta al Governo e alle parti sociali: “lavoriamo insieme, su queste misure, alcune delle quali hanno perso la propria ragion d’essere o si sovrappongono tra loro. Analizziamole insieme. E identifichiamo i 20 miliardi da riallocare, senza aumentare il debito: un terzo alla crescita, un terzo alla sanità, un terzo alla scuola”.