Da oltre 40 anni l’agricoltrice cinese lavora per contrastare la desertificazione nella Mongolia Interna, trasformando l’area sabbiosa di Maowusu in un territorio più verde. Alla cerimonia di Roma il riconoscimento si è intrecciato con il commovente ricongiungimento con l’amico americano Ronald Sakolsky, che 27 anni fa contribuì a finanziare il suo progetto di riforestazione.
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Dalla lotta contro la desertificazione nella Cina settentrionale al palco della FAO a Roma, la storia di Yin Yuzhen dimostra come la determinazione individuale possa contribuire a trasformare un territorio e ispirare altre persone. L’agricoltrice cinese, impegnata da oltre quattro decenni nel rimboschimento dell’area sabbiosa di Maowusu, nella regione autonoma della Mongolia Interna, è stata premiata tra le 100 eroine dei sistemi agroalimentari e dello sviluppo rurale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura.
La cerimonia è diventata anche l’occasione per un incontro carico di emozione: quello con Ronald Sakolsky, amico statunitense che quasi tre decenni fa contribuì a sostenere il suo progetto di piantumazione degli alberi. Un abbraccio sul palco, accompagnato dagli applausi della sala plenaria, ha suggellato una storia di amicizia e impegno ambientale.
Il lavoro di Yin Yuzhen si concentra nell’area di Maowusu, un territorio della Cina settentrionale segnato dalla presenza di distese sabbiose e dal rischio di desertificazione. Per oltre 40 anni l’agricoltrice ha dedicato la propria vita alla piantumazione di alberi e alla trasformazione di un paesaggio arido.
Un impegno costruito nel tempo, attraverso tentativi, insuccessi e nuove piantumazioni. Nel suo intervento, Sakolsky ha ricordato proprio la tenacia dimostrata da Yin agli inizi del progetto: molti semi non riuscivano a germogliare, ma lei continuava a piantarne altri, fino a ottenere risultati sempre più significativi.
La sua esperienza testimonia il ruolo che le comunità locali e le iniziative di riforestazione possono svolgere nel contrasto al degrado del suolo, una delle sfide ambientali che interessano vaste aree del pianeta.
Il legame tra Yin e Sakolsky risale a 27 anni fa, quando l’uomo si trovava in Cina per uno scambio didattico. In quell’occasione raccolse 5.000 dollari per sostenere il progetto di piantumazione degli alberi portato avanti dall’agricoltrice.
Da allora i due non si erano più incontrati per 26 anni. Il ricongiungimento è avvenuto in Cina ad agosto, pochi mesi prima della cerimonia romana, dove entrambi si sono ritrovati per celebrare il riconoscimento internazionale ottenuto da Yin.
Un breve video proiettato durante l’evento ha ripercorso le tappe della loro amicizia, mostrando immagini dei due da giovani, il lavoro di riforestazione e il recente incontro in Cina. Le sequenze hanno commosso entrambi, fino alle lacrime.
«Ha piantato molti semi e all’inizio solo pochi sono germogliati. Ma lei non si è arresa», ha raccontato Sakolsky dal palco, con la voce spezzata dall’emozione. «Oggi la nostra storia ha piantato un seme per tutti i presenti».
Yin è stata l’ultima persona premiata a essere annunciata durante la cerimonia. Dopo aver ricevuto il trofeo di cristallo, ha indicato Sakolsky tra il pubblico, invitandolo a raggiungerla sul palco. I due si sono abbracciati a lungo, mentre la platea li applaudiva.
Nel suo intervento, l’agricoltrice ha ricordato il significato personale del loro rapporto, definendo l’amico statunitense un fratello maggiore. «Non avrei mai pensato che, poco più di due mesi dopo, ci saremmo ritrovati qui», ha dichiarato, ringraziandolo per il sostegno ricevuto nel percorso di rinverdimento del deserto.
Yin ha inoltre sottolineato che il riconoscimento non rappresenta un risultato individuale: «Questo riconoscimento non appartiene soltanto a me, ma anche alle tante persone generose che mi hanno aiutata nell’area sabbiosa di Maowusu e a innumerevoli altre».
Un messaggio che richiama la dimensione collettiva delle iniziative di sviluppo rurale: i risultati ambientali duraturi richiedono perseveranza, collaborazione e sostegno da parte delle comunità.
La mattinata della cerimonia è stata dedicata anche a un gesto simbolico. Yin e Sakolsky hanno visitato il giardino sul tetto della sede della FAO, dove sono stati piantati tre alberi di lagerstroemia, uno dei quali direttamente dall’agricoltrice cinese.
Dopo averlo piantato, Yin ha scritto con cura il proprio nome e la data sul tronco. Poco prima, sotto un ulivo, si era chinata a raccogliere alcune olive nere cadute, osservandole attentamente nel palmo della mano.
Sono dettagli che restituiscono il rapporto quotidiano con la natura di una donna che ha trascorso oltre quarant’anni a lavorare sul territorio. Il premio ricevuto a Roma celebra così non soltanto il suo contributo alla lotta contro la desertificazione, ma anche una storia di solidarietà capace di attraversare confini geografici e generazioni.
Dai primi semi piantati nella sabbia della Mongolia Interna agli alberi messi a dimora nel giardino della FAO, il percorso di Yin Yuzhen racconta come un progetto locale possa diventare un simbolo internazionale di resilienza ambientale e di cooperazione umana.