Categorie: Economia urbana

Imprese, l’autunno caldo e lo spettro dell’inflazione

L'esempio e l'allarme dell'industria del cemento, riunita a Roma. Ad agosto 2026 il prezzo dell'elettricità sul mercato italiano ha raggiunto 180 euro/MWh, in aumento del 65% rispetto allo stesso mese del 2025, mantenendosi significativamente al di sopra dei principali competitor europei

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Sarà duro l’autunno delle imprese romane. Con un’inflazione balzata dal 3,3% al 4,2%, i costi dell’energia, che poi sono il vero carburante, è proprio il caso di dirlo, del costo della vita, il sistema industriale romano e laziale va incontro a un periodo di forte stress. Non è solo una questione di bolletta, ma anche di prezzo delle materie prime. Vale, specialmente, per l’edilizia e la manifattura. Si prendano per esempio gli ultimi dati del cemento.

Il costo dell’energia continua a rappresentare una delle principali criticità per l’industria italiana, con un impatto particolarmente rilevante sui settori energivori proprio come quello del cemento. In un contesto in cui l’Europa punta ad accelerare il percorso di decarbonizzazione delle imprese e, al tempo stesso, a mantenere la propria capacità produttiva e di investimento, la disponibilità di energia a costi competitivi diventa una condizione essenziale per sostenere la transizione senza compromettere la competitività delle imprese. È questo il tema portato oggi all’attenzione da Federbeton, la Federazione di Confindustria che rappresenta la filiera del cemento e del calcestruzzo, nell’ambito di “Città nel futuro 2030-2050”, la Conferenza promossa da Ance, di cui Federbeton è sponsor, in corso a Roma.

I numeri confermano la pressione crescente sui costi energetici: ad agosto 2026 il prezzo dell’elettricità sul mercato italiano ha raggiunto 180 euro/MWh, in aumento del 65% rispetto allo stesso mese del 2025, mantenendosi significativamente al di sopra dei principali competitor europei. Anche le quotazioni a termine continuano a indicare per l’Italia livelli più elevati rispetto a Germania (+42%), Francia (+47%) e Spagna (+52%).