Breve storia di un segmento importante della terza metropolitana di Roma, tra archeologia e scelte politiche
Tanti romani si saranno chiesti perché la Metro C escluda dal proprio tracciato la prima parte di Via Casilina a vantaggio dell’asse Malatesta-Centocelle. Eppure, un ragionamento logico avrebbe giustificato e previsto una naturale prosecuzione della metro dalla stazione Pigneto verso viale Filarete e Villa De Santis, prima di giungere all’attuale fermata di Parco di Centocelle. A spiegare le ragioni di questa scelta – che unisce archeologia, urbanistica e, ovviamente, scelte politiche – è il blogger Maranus Ager.
La mancata presenza della Metro C a Tor Pignattara ha la propria genesi a partire da una vicenda urbanistica che attraversa oltre mezzo secolo di storia della città. Il Piano Regolatore Generale del 1962, infatti, individua proprio l’asse della via Casilina come corridoio naturale per il passaggio della futura linea metropolitana verso l’est di Roma. Il tracciato previsto corre sotto Tor Pignattara e punta a servire uno dei quadranti più densamente popolati della Capitale. Come spiega il blogger, la situazione sarebbe cambiata radicalmente nel 1995, quando il decreto ministeriale “Ad Duas Lauros” ha sottoposto a tutela integrale un’ampia area archeologica compresa tra Villa De Sanctis, il Mausoleo di Sant’Elena e le Catacombe dei Santi Marcellino e Pietro. Il vincolo rende di fatto impossibile la realizzazione di una stazione metropolitana lungo il percorso originariamente previsto sulla Casilina. Se le gallerie profonde possono teoricamente convivere con il patrimonio sotterraneo, gli scavi necessari per costruire le stazioni avrebbero invece interferito direttamente con il sistema catacombale, compromettendo un monumento di valore storico e archeologico notevolissimo.
Per questo motivo, tra il 2001 e il 2003, le delibere del CIPE recepiscono la necessità di una variante e approvano il definitivo spostamento della linea verso nord. Nasce così il tracciato oggi conosciuto, con le stazioni di Malatesta, Gardenie e Mirti. La scelta risponde sia alle esigenze di tutela archeologica sia a ragioni tecniche: le ampie piazze del Prenestino, infatti, consentono l’apertura dei cantieri e la realizzazione delle strutture sotterranee con un impatto minore sugli edifici circostanti rispetto alla stretta sezione urbana della Casilina.
Da quel momento Tor Pignattara resta esclusa dalla rete metropolitana pesante. Una condizione che viene compensata solo in parte dalla presenza della ferrovia Roma-Giardinetti, infrastruttura storica che continua però a operare con investimenti limitati e senza il salto di qualità atteso dai residenti.
Nel 2017 il rindividua una possibile soluzione, ovvero il mantenimento e l’ammodernamento della linea esistente attraverso nuovi convogli, stazioni riqualificate e interventi progressivi capaci di evitare lunghe interruzioni del servizio. Quella prospettiva viene però successivamente accantonata. L’amministrazione sceglie infatti la trasformazione integrale della ferrovia in una linea tranviaria, accompagnata dalla promessa di un futuro prolungamento fino a Tor Vergata.
Maranus Ager, poi, arriva a questioni calde che riguardano l’attualità e il futuro della Termini-Centocelle, la cui riapertura è richiesta a gran voce da gran parte della cittadinanza del quadrante Casilino.
In sintesi, Tor Pignattara rinuncerebbe alla metropolitana per proteggere uno dei più importanti complessi paleocristiani d’Europa, ma senza ottenere in cambio un’infrastruttura moderna e stabile, se non dopo un interregno sanguinoso di 4 anni prima di vedere la nuova ferrovia Termini-Torvergata. Sempre che non intervengano nel frattempo ricorsi e contenziosi.
Oggi, mentre il futuro del progetto resta incerto, molti residenti denunciano una doppia penalizzazione, ovvero l’esclusione dalla Metro C ma anche la perdita del collegamento ferroviario esistente. Una situazione che alimenta il senso di isolamento di un quartiere che ha contribuito a preservare una parte fondamentale della memoria storica di Roma, pagando però un costo crescente sul piano della mobilità quotidiana.