Categorie: Economia urbana

Roma, il patrimonio storico rischia di diventare un circuito di hotel di lusso: l’allarme di Federcontribuenti

La trasformazione di edifici storici e immobili di pregio in strutture ricettive di fascia alta preoccupa Federcontribuenti Roma, che chiede a Comune, Regione e organismi di tutela un confronto pubblico. Nel mirino anche la storica caserma dei Carabinieri “Giacomo Acqua” di piazza del Popolo.

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La progressiva trasformazione del patrimonio edilizio storico di Roma in strutture ricettive di lusso assume dimensioni che, secondo Federcontribuenti Roma, richiedono una riflessione urgente da parte delle istituzioni e della cittadinanza.

Tra i casi richiamati dall’associazione c’è anche la storica caserma dei Carabinieri “Giacomo Acqua” di piazza del Popolo, edificio profondamente legato alla storia della Capitale e dell’Arma. I Carabinieri vi fecero ingresso nel settembre del 1870, pochi giorni dopo la presa di Roma. La caserma è oggi riconosciuta come sede di particolare valore storico e artistico e nel 2020 l’Arma ha celebrato i 150 anni della propria presenza nell’edificio.

«Non possiamo assistere passivamente alla progressiva espulsione della storia e della residenzialità dal cuore di Roma», dichiara la segretaria di Federcontribuenti Roma, Dalila Loiacono. «Il problema non è il turismo in sé, ma un modello di sviluppo nel quale palazzi storici, edifici pubblici e immobili di pregio rischiano di essere considerati esclusivamente come strumenti per realizzare strutture ricettive destinate a una clientela sempre più facoltosa».

Secondo Federcontribuenti Roma, negli ultimi anni si sarebbe consolidata una tendenza alla trasformazione di immobili storici e di pregio in alberghi, resort urbani, residence e altre strutture rivolte al turismo di fascia alta. Un processo che, secondo l’associazione, rischia di incidere sulla funzione abitativa e sociale del centro della Capitale.

Roma, sottolinea Federcontribuenti, dispone di un patrimonio urbanistico e architettonico unico al mondo, che comprende edifici e complessi della Roma pontificia e barocca, ma anche importanti testimonianze dell’architettura del Novecento e del Razionalismo.

Per questo, sostiene l’associazione, ogni trasformazione irreversibile dovrebbe essere valutata non soltanto in base al ritorno economico dell’investimento, ma anche alla luce dell’interesse pubblico, della tutela del patrimonio e del diritto dei cittadini a vivere nel centro storico.

«Il rischio è che Roma diventi una città-vetrina, bellissima da fotografare ma sempre più difficile da abitare per i romani», prosegue Federcontribuenti Roma. «Non possiamo ridurre il centro storico a una successione di hotel di lusso, ristoranti esclusivi e immobili destinati al mercato turistico internazionale».

Il ruolo dei grandi investitori

Un ulteriore elemento di preoccupazione, secondo l’associazione, riguarda il ruolo crescente dei grandi investitori e dei fondi immobiliari, anche internazionali, nel mercato degli immobili di pregio della Capitale.

«Non contestiamo la presenza di capitali esteri», precisa Loiacono, «ma chiediamo che gli investimenti siano compatibili con l’identità della città e con l’interesse della comunità romana. Il capitale non può diventare l’unico criterio con cui decidere il futuro urbanistico di Roma».

Da qui la richiesta rivolta al Comune di Roma, alla Regione Lazio e agli organismi preposti alla tutela del patrimonio storico e architettonico: avviare un confronto pubblico sul fenomeno della trasformazione degli immobili storici in strutture ricettive di lusso e garantire maggiore trasparenza sui progetti che interessano edifici di particolare valore storico e culturale.

«Roma non è Dubai e non deve diventarlo», è la conclusione di Federcontribuenti Roma. «Dubai può costruire la propria identità attraverso una continua trasformazione urbana; Roma, invece, possiede una storia millenaria che non può essere trattata come una semplice opportunità immobiliare».

Per l’associazione, la sfida è trovare un equilibrio tra apertura internazionale, sviluppo turistico e tutela della funzione abitativa e identitaria della città. «La Capitale deve essere moderna, internazionale e aperta al turismo, ma deve continuare ad appartenere anche ai suoi cittadini».