Il Giubileo di Gualtieri: caos del traffico e flop della ‘’Città in 15 minuti’’

La disponibilità eccezionale di risorse è stata destinata soprattutto a grandi opere di valore estetico ed archeologico, piuttosto che cogliere l’opportunità di investimenti funzionali soprattutto nelle periferie.

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Il Giubileo, e i grandi lavori che hanno ‘’abbellito’’ la Capitale, è considerato dal sindaco Roberto Gualtieri, il pilastro centrale per la sua probabile ricandidatura alle elezioni comunali di Roma del 2026. Inoltre secondo Gualtieri il modello di gestione commissariale usato per l’Anno Santo, che ha consentito di velocizzare i cantieri e di incentivare la collaborazione istituzionale, dovrebbe diventare lo standard per il rilancio di Roma, come ‘’locomotiva d’Italia’’. Tra i successi rivendicati figurano il restauro della Fontana di Trevi, la riqualificazione di Piazza Pia e le stazioni ‘’monumentali’’.

Tuttavia anche dopo la chiusura della maggior parte dei cantieri la Capitale è ancora soffocata dal traffico, tormentata dai rifiuti e carente nei servizi, perché la maggior parte della eccezionale disponibilità di risorse finanziarie è stata destinata a “Grandi Opere” di valore estetico e archeologico, piuttosto che cogliere l’opportunità di investimenti con una funzionalità pratica, per andare incontro alle esigenze di chi vive Roma ogni giorno, soprattutto nelle periferie.

Così grande flop della giunta Gualtieri è il fallito decentramento amministrativo, che avrebbe consentito una gestione più efficiente e vicina ai bisogni della città più estesa d’Italia. Nonostante i proclami iniziali, il progetto della ‘’Citta dei 15 minuti’’ è rimasto in gran parte sulla carta. A fronte di poche piazze inaugurate, i servizi essenziali (sanità locale, trasporti di prossimità, uffici) non sono stati realmente decentrati, lasciando le periferie ancora dipendenti dal centro con gli abitanti in cattive condizioni di collegamenti e sicurezza.

I ‘’Minisindaci’’, lasciati sostanzialmente senza portafoglio, lamentano infatti una cronica mancanza di autonomia finanziaria e decisionale che li ha resi dei semplici parafulmini alle lamentele dei cittadini su rifiuti e buche, senza poteri reali di intervento. Gualtieri ha risposto a queste critiche con uno stanziamento nel bilancio 2026-2028 di circa 1,5 miliardi di euro per investimenti che dovrebbero finalmente toccare i territori municipali. Resta da vedere se questi interventi, arrivati a ridosso del voto, basteranno a convincere i residenti dei municipi più distanti, dove il “modello Giubileo” è stato percepito più come un disagio che come un’opportunità.

In molti cittadini c’è la percezione di un sindaco soprattutto “presenzialista”, ma con difficoltà nel tradurre questa visibilità in peso politico. La gestione dei trasporti e i rapporti con il governo rappresentano i fronti più caldi. Nonostante il ruolo di Commissario Straordinario, Gualtieri ha faticato a ottenere garanzie stabili dal governo Meloni per le opere strategiche.

La Manovra 2026 ha inizialmente previsto un taglio di 50 milioni di euro per la Metro C, poi parzialmente rientrato grazie a una rimodulazione e all’intervento della Regione Lazio. Per la nuova Metro D, che attraverserebbe da nord a sud tutta la città, collegando le periferie alle altre metropolitane, l’obiettivo è iniziare il lavori già il prossimo anno, ma finora mancano i miliardi necessari per la copertura integrale, rendendo l’opera più una promessa elettorale che un cantiere imminente.

La debolezza politica viene letta anche attraverso la vicenda del rincaro del biglietto BIT a 2 euro, presentato dal Comune come necessità per coprire i costi di Atac, ma osteggiato dalla Regione Lazio. Questo stallo ha proiettato l’immagine di un’amministrazione che fatica a trovare sponde istituzionali per finanziare la gestione ordinaria.

La stazione metro di Porta Metronia, aperta a fine 2024, è diventata l’emblema del paradosso gualtieriano: spettacolare dal punto di vista archeologico, ma con un’utilità marginale riguardo alla mobilità: è infatti una fermata intermedia in un quadrante già servito dalla Metro A e da diverse linee bus. Finché la Metro C non raggiungerà Piazza Venezia (prevista per il 2033), la stazione rimane un “troncone” che non intercetta i grandi flussi di pendolari, servendo quasi esclusivamente i residenti di un’area a bassa densità abitativa.

La realizzazione della stazione di Porta Metronia, con il recupero della ‘’Caserma Romana’’, insieme alle altre stazioni ‘’monumentali’’, ha assorbito molte risorse che sarebbero state più utili per il potenziamento dei treni della Metro A e B, soggetti a continui guasti e ritardi o il potenziamento delle linee bus periferiche.

Mentre il cantiere della stazione di Piazza Venezia è diventato il simbolo delle opere che “non finiscono mai”. I lavori, iniziati a giugno 2023, hanno una durata prevista di almeno 10 anni con un costo di circa 700 milioni di euro, ma gli extra costi hanno già raggiunto i 100 milioni. La gestione dei reperti archeologici, pur essendo un valore culturale, diventa spesso lo strumento tecnico che giustifica varianti in corso d’opera, allungando i tempi e aumentando i ricavi per le aziende che seguono i lavori.

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