Categorie: Cronaca

Ius soli e i due tavoli di Renzi

Il provvedimento è per ora accantonato, ma testimonia una battaglia di sinistra. Intanto però il segretario del Pd corteggia i moderati con il freno agli immigrati e la promessa di abbassare le tasse.

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Il provvedimento sullo “ius soli” (ovvero la concessione della cittadinanza italiana ai figli di immigrati che nascono sul territorio nazionale, nel rispetto di alcuni requisiti), all’esame del Senato, è stato riposto nei cassetti di Palazzo Madama e dovrà attendere tempi migliori (In autunno?) per essere approvato. Paolo Gentiloni, infatti, non se l’è sentita di porre la questione di fiducia sul ddl, come chiesto dal Pd, per i mal di pancia dei centristi della coalizione di governo che avrebbero potuto far mancare la maggioranza e quindi causare una crisi politica di difficile soluzione.

Quindi il problema è stato accantonato e sarà probabilmente affrontato dopo la sessione di bilancio. Ma perché Matteo Renzi aveva portato avanti questa battaglia pur sapendo che lo “ius soli” non è proprio una priorità per la grande maggioranza degli italiani? Il fatto è che ci si avvicina sempre più al voto, anche se la chiamata alle urne in autunno sembra del tutto evaporata nell’afa estiva, ed il Pd renziano ha bisogno di ampliare il proprio bacino elettorale per non perdere il confronto con il M5S e con il rinato centrodestra.

In questa ottica, l’ex premier gioca su due tavoli: quello della sinistra e quello dei moderati. “Matteo – ci dice un esponente del Pd – non vuole fare accordi politici o scelte di coalizione con Pisapia, Bersani e D’Alema. Ma ha bisogno dei loro voti per non farsi sorpassare nelle urne dai cinquestelle e dal trio Berlusconi-Salvini-Meloni. Da qui la decisione di portare avanti una battaglia ideologica tutta sinistra-sinistra. E allora ecco la proposta di legge di Fiano che vuole inasprire le pene per il reato di apologia del fascismo ed il tentativo di far ingoiare ad Alfano lo ius soli.

Poi, per non incorrere nell’accusa di voler far cadere il governo Gentiloni, la scelta lasciata a quest’ultimo su come procedere, ma intanto resta agli atti che il Pd ha portato avanti questa battaglia,  tutta di sinistra. Nel frattempo, però – prosegue il deputato -, ben conscio che il grosso dei voti sta nell’area moderata, Matteo porta avanti un’altra politica. Chiusura dei porti e controllo delle navi delle organizzazioni umanitarie per frenare il massiccio approdo sulle nostre coste degli immigrati che giungono dall’Africa, appoggio totale alla linea del ministro dell’Interno Minniti sulla sicurezza, decreto sulle banche per salvaguardare i piccoli risparmiatori, richiesta di abbassare le tasse già dalla prossima legge di bilancio”.

Sembrano due linee contraddittorie e forse lo sono. Ma la prima è puramente ideologica; la seconda è pratica. Riuscirà Renzi a convogliare sul Pd parte dei voti di queste due aree politiche così distanti? Saranno le urne d’inverno a dare la risposta.

 

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