Il rapporto di Legambiente fotografa una situazione ancora critica. Nella Capitale troppo biossido di azoto, a Frosinone restano alte le polveri sottili. Il 2030 si avvicina, ma gli obiettivi europei sono lontani
Il 2030 è dietro l’angolo. Tra quattro anni l’Europa alzerà l’asticella sulla qualità dell’aria e molte città italiane dovranno fare i conti con limiti più severi. Nel Lazio, Roma e Frosinone sono quelle messe peggio. Lo certifica “Mal’Aria di Città”, il rapporto annuale di Legambiente che fotografa lo stato dell’inquinamento atmosferico nei capoluoghi italiani.
I numeri parlano chiaro. Roma è settima in Italia per concentrazione di biossido di azoto, con una media di 28 microgrammi per metro cubo. Frosinone è quinta per giorni di superamento dei limiti di Pm10: 55 giornate oltre la soglia consentita. Un dato migliorato rispetto al 2024, quando il capoluogo ciociaro era addirittura il peggiore d’Italia, ma che resta comunque preoccupante.
Il vero nodo è il futuro prossimo. Dal 2030 scatteranno i nuovi parametri europei: media giornaliera di Pm10 entro i 20 microgrammi per metro cubo, Pm2,5 entro i 10 e biossido di azoto entro i 20. Per raggiungerli, Roma dovrà tagliare il Pm10 del 13%, il Pm2,5 del 17% e soprattutto il biossido di azoto del 29%. A Frosinone serviranno riduzioni del 18% per il Pm10 e del 29% per il Pm2,5. Anche Latina dovrà accelerare: meno 8% di Pm10 e meno 20% di Pm2,5.
Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio, non usa mezzi termini: “La qualità dell’aria è ancora critica a Roma per il biossido di azoto e a Frosinone per le polveri sottili. Se c’è un miglioramento generalizzato, queste due città restano tra le peggiori d’Italia. Il 2030 si avvicina e non vediamo ancora quel cambio di rotta necessario a migliorare la salute delle persone ed evitare l’ennesima sanzione europea”.
Per la Capitale, la ricetta è nota. Servono più tramvie, bus elettrici, il completamento dell’anello ferroviario, nuovi chilometri di metropolitana. E poi sharing mobility, piste ciclabili, telecamere attive nella fascia verde per escludere i diesel Euro4, congestion charge nel centro, revisione della sosta tariffata. “Provvedimenti già ampiamente dibattuti dall’amministrazione Gualtieri”, sottolinea Scacchi. “Ora si deve solo accelerare nella fase attuativa. Altrimenti Roma sarà di nuovo corresponsabile di una sanzione comunitaria”.
A Frosinone la situazione è diversa ma non meno delicata. “Il miglioramento rispetto al 2024 è incoraggiante ma non deve farci abbassare la guardia”, avverte Stefano Ceccarelli, presidente del circolo locale di Legambiente. “Gli sforamenti delle polveri sottili dipendono molto dall’inversione termica invernale, che cambia di anno in anno. Il vero problema sono le PM2,5, le più pericolose per la salute, misurate solo nella centralina di Viale Mazzini. L’attuale media annuale di 14 microgrammi per metro cubo dovrà scendere a 10 entro il 2030. Servono misure strutturali sulle emissioni da biomasse e traffico veicolare, e bisogna accelerare sulla mobilità elettrica”.
Buone notizie, almeno, da Rieti e Viterbo, dove non si registrano criticità. Ma per Roma e Frosinone la strada è ancora lunga.