Categorie: Lifestyle e benessere

Hantavirus sulla nave da crociera: cos’è, come si prende e a che punto è la ricerca sul vaccino

In Italia sono quattro le persone sotto osservazione e in isolamento volontario, passeggeri (non positivi e senza sintomi ) del volo Klm dove era salita la signora olandese proveniente dalla nave MV Hondius, positiva all'Hantavirus e poi deceduta

Pubblicato da

Una nave da crociera, un focolaio di hantavirus, uno sbarco d’emergenza a Tenerife. La vicenda della MV Hondius ha acceso il faro su un virus che esiste da decenni ma per il quale non si è pensato a un vaccino. In Italia sono quattro le persone sotto osservazione e in isolamento volontario, passeggeri (non positivi e senza sintomi ) del volo Klm dove era salita la signora olandese proveniente dalla nave MV Hondius, positiva all’Hantavirus e poi deceduta. Mentre i controlli sanitari sui passeggeri proseguono, vale la pena capire cosa sia davvero questo agente patogeno e perché proteggersi da lui sia ancora così complicato.

“Ha una letalità più alta, ma una diffusione molto più limitata”, ha spiegato l’epidemiologo Massimo Ciccozzi. Il Covid si caratterizzava per una bassa gravità individuale ma un’elevatissima capacità di contagio; l’hantavirus funziona al contrario — è pericoloso per chi lo contrae, ma farlo è tutt’altro che semplice. La trasmissione da persona a persona è rara, e il virus — in questo caso la variante delle Ande, tipica del Sud America, si contrae principalmente inalando polveri contaminate da feci, urine o saliva di roditori infetti, oppure toccando superfici contaminate senza poi lavarsi le mani.

Il nesso con la nave è ancora in fase di ricostruzione, ma secondo quanto emerso una coppia olandese a bordo avrebbe frequentato aree con presenza di roditori, come discariche, durante escursioni a terra, probabilmente per fare birdwatching. “Se vai a cercarla, cosa dobbiamo dire?”, ha commentato senza troppi giri di parole Ciccozzi.

L’hantavirus non è un nemico nuovo per la ricerca. Il virologo Jay Hooper dell’Us Army Medical Research Institute of Infectious Diseases lavora da decenni allo sviluppo di vaccini contro diversi ceppi del virus: il progetto nasce negli anni Ottanta nell’ambito della ricerca militare statunitense, con l’obiettivo di proteggere le truppe esposte ai roditori nelle zone di conflitto. Negli anni Novanta, con l’emergere del virus Sin Nombre negli Stati Uniti e del virus Ande in Sud America, lo sviluppo ha accelerato.

Oggi i test di Fase I su vaccini contro i ceppi Andes, Hantaan e Puumala mostrano una buona risposta immunitaria con produzione di anticorpi neutralizzanti. “I dati sono promettenti”, ha detto Hooper intervistato da Nature, “ma ci sono diversi ostacoli per arrivare alla produzione”. Il più grande è la Fase III: i casi umani sono rari e distribuiti su aree geografiche vastissime, rendendo difficile condurre studi clinici su larga scala. E i finanziamenti necessari faticano ad arrivare, perché il virus non è percepito come una priorità globale, almeno finché non si verifica un episodio come quello sulla Hondius.

Hooper avverte che il quadro potrebbe cambiare nei prossimi decenni. Il cambiamento climatico, modificando la distribuzione geografica dei roditori, potrebbe aumentare le aree di esposizione umana e far crescere il numero di casi. Un argomento in più, secondo i ricercatori, per non aspettare il prossimo focolaio prima di investire seriamente in un vaccino.

Pubblicato da
Tags: Hantavirus nave da crociera vaccino