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Lidi di Ostia, i concessionari perdono al Tar: il Comune può fare la gara-ponte e chiedere una royalty sul fatturato

Il Tribunale amministrativo ha respinto i ricorsi contro il bando con cui Roma Capitale ha messo a gara 31 concessioni demaniali sul litorale romano per la durata di un anno, in attesa del riordino del settore balneare previsto entro il 2027.

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La battaglia legale sui lidi di Ostia si chiude, almeno per ora, con una sconfitta per i concessionari. Il Tar del Lazio ha respinto con tre sentenze dello stesso tenore i ricorsi presentati contro il bando con cui Roma Capitale ha messo a gara 31 concessioni demaniali sul litorale romano per la durata di un anno, con scadenza legata al più ampio riordino del settore balneare previsto entro il 2027.

Al centro della disputa c’erano due aspetti. Il primo riguardava la durata: i concessionari sostenevano che una concessione annuale fosse illegittima, poiché la legge fissa un minimo di cinque anni. Il Tar ha risposto che la situazione attuale è eccezionale: il legislatore ha prorogato le concessioni esistenti fino al 30 settembre 2027 proprio per dare tempo alle amministrazioni di avviare le nuove procedure di gara secondo regole rinnovate. In questo contesto, una gara transitoria di durata ridotta non è irragionevole, serve a tenere aperte le spiagge e a non interrompere i servizi ai cittadini nell’attesa.

Il secondo nodo era economico: il bando prevede, oltre al canone ordinario, una royalty sul fatturato complessivo dell’aggiudicatario, strumento che il Comune ha scelto al posto del semplice rialzo sul canone base. Anche su questo punto i giudici hanno dato torto ai ricorrenti, giudicando la misura una forma legittima di valorizzazione del patrimonio pubblico.