Prosegue la polemica dell'assessora capitolina a Scuola, formazione e lavoro, sul provvedimento del governo che introduce un tetto del 30 per cento di alunni stranieri per classe e il divieto di burqa e niqab negli istituti scolastici
Prosegue la polemica dell’assessora capitolina a Scuola, formazione e lavoro, Claudia Pratelli, sul provvedimento del governo che introduce un tetto del 30 per cento di alunni stranieri per classe e il divieto di burqa e niqab negli istituti scolastici. Intervenendo a margine dell’inaugurazione dei nuovi laboratori di alta gioielleria realizzati con la Fondazione Bvlgari presso il Centro di Formazione Professionale Ernesto Nathan, Pratelli ha posto una serie di interrogativi sulla concreta applicazione della norma.
“Si rifiuta l’iscrizione a un bambino con background internazionale? Si lede un diritto costituzionale? Si chiede a quel bambino di spostarsi in un altro quartiere, di attraversare la città o magari nei piccoli centri, di spostarsi in un altro paese?”, ha domandato l’assessora, evidenziando come si tratti spesso di famiglie “che probabilmente non hanno nemmeno grandi strumenti economici per supportare un carico di maggiore impegno per andare a scuola”.
Secondo Pratelli esiste “davvero un tema” legato alla prevenzione della dispersione scolastica e all’inclusione dei bambini con background internazionale, che registrano “tassi di dispersione scolastica fino a quattro volte maggiori” rispetto ai coetanei nati in Italia. “Ma non è questo lo strumento”, ha precisato, indicando come priorità la generalizzazione dei mediatori linguistici e culturali – oggi presenti solo grazie a iniziative comunali o progetti specifici – e il potenziamento dei corsi di italiano come lingua seconda, con un aumento del numero di insegnanti qualificati per rispondere ai bisogni degli studenti e delle famiglie. “Ci sono tante cose da fare per affrontare questo tema che è importante, che è vero, se dobbiamo essere onesti intellettualmente”, ha concluso l’assessora.