I dermatologi italiani lanciano un messaggio chiaro: spalmare la crema non basta più
Con l’arrivo dell’estate torna il grande tema della protezione solare. Ma quest’anno i dermatologi italiani lanciano un messaggio chiaro: spalmare la crema non basta più. O meglio, non è sufficiente se non si cambia anche il modo in cui ci si espone al sole.
La Società italiana di dermatologia e malattie sessualmente trasmesse (SIDeMaST) ha pubblicato un decalogo per una corretta esposizione estiva, ricordando alcune regole che in molti conoscono ma pochi applicano davvero. Scegliere un fattore di protezione adeguato al proprio fototipo — almeno Spf 30 — applicarlo venti o trenta minuti prima di uscire, in quantità generosa e su tutte le aree esposte: orecchie, collo, mani, piedi, labbra. Riapplicarlo dopo il bagno o una sudata intensa, anche se il prodotto è waterproof. Evitare il sole diretto tra le 11 e le 15. Proteggersi anche in montagna, in barca, nelle giornate nuvolose. E non dimenticare mai i bambini, che hanno bisogno di prodotti specifici e di una protezione fisica aggiuntiva.
Ma c’è di più. Per anni la prevenzione si è concentrata quasi esclusivamente sul fattore di protezione solare e sui raggi ultravioletti. Oggi la dermatologia guarda a una prospettiva più ampia: quella dell'”esposoma solare”, ovvero l’insieme di tutti i fattori ambientali che influenzano la salute della pelle.
“L’esposizione solare rappresenta un fattore biologico fondamentale per la salute umana”, spiega Pietro Quaglino, direttore della Clinica Dermatologica dell’azienda ospedaliero-universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino e membro del Consiglio direttivo SIDeMaST. “Da un lato favorisce la sintesi della vitamina D e contribuisce al benessere psicofisico, dall’altro, quando è eccessiva o cumulativa, può provocare danni importanti alla pelle, accelerare i processi di invecchiamento cutaneo e aumentare il rischio di tumori cutanei.”
I danni dei raggi Uv sono ormai noti. Gli Uva — che rappresentano circa il 95% delle radiazioni ultraviolette che raggiungono la superficie terrestre — penetrano in profondità nel derma e favoriscono lo stress ossidativo e il fotoinvecchiamento. Gli Uvb sono invece i principali responsabili delle scottature e dei danni al Dna che possono portare allo sviluppo di tumori della pelle, tra cui il melanoma.
Quello che in molti ancora non sanno è che il danno cutaneo non dipende solo dai raggi ultravioletti. “Anche la luce visibile, in particolare la componente blu-violetta, può svolgere un ruolo rilevante nei fenomeni di iperpigmentazione, nel melasma e nei processi di fotoinvecchiamento”, sottolinea Quaglino. “Per questo la protezione non è più soltanto anti-Uv ma deve diventare multispettrale.”
In altre parole: cappello, occhiali da sole, indumenti adeguati e comportamenti responsabili restano irrinunciabili. La crema, da sola, non può fare tutto.