Lazio: l’agricoltura è in crisi per i rincari

Il Lazio con la sua forte propensione all'agricoltura, a causa della guerra in Iran, vede impennarsi i prezzi delle componenti necessarie: dal petrolio ai concimi. Sarà un anno nero ma il ministro Lollobrigida traccheggia

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Questi nuovi venti di guerra non ci coinvolgono direttamente e secondo le parole della premier Giorgia Meloni “non siamo in guerra e non vogliamo entrarci” pare così che ce ne vogliamo chiamare fuori in modo tassativo.

Ma i conflitti non sono fatti solamente di bombe e distruzione perché, a cascata, l’impatto, anche se meno diretto, è fortemente reale tanto da toccare praticamente ogni segmento della nostra vita. E poi ci dobbiamo aggiungere il carico da 90 che è la speculazione che riesce a moltiplicare per 100 o per 1000 i rincari diretti.

Il Lazio con la sua forte vocazione agricola e con coltivazioni che coprono circa il 44% del territorio vede addensarsi grandi nubi nere all’orizzonte della lavorazione delle varie colture. Non solo i carburanti per i mezzi agricoli ma tutti quei prodotti che servono per la salute, la crescita e la produzione delle piantagioni stanno aumentando senza freni. I fertilizzanti più colpiti sono quelli azotati (urea, nitrato ammonico, ammoniaca) perché, proprio quei paesi interessati dal conflitto sono i maggiori produttori di gas naturale, materia prima per i concimi e per di più una quota enorme dei fertilizzanti passa dallo Stretto di Hormuz che è uno dei punti di maggior contrasto in questa guerra.

Per la nostra agricoltura questo significa: concimi azotati più cari, quindi possibile riduzione delle dosi e di conseguenza rischio di rese più basse.

La lavorazione della terra dipende molto dall’energia e in questo frangente anche i costi per l’irrigazione saranno insostenibili; una vera mazzata per i nostri coltivi che escono da 3 anni di pessime rese a causa del meteo avverso e della comparsa di sempre nuovi parassiti, al momento ingestibili.

Coldiretti, fra le altre cose, chiede a gran voce interventi per calmierare i prezzi dei prodotti necessari, ma il ministro Francesco Lollobrigida, oltre a comunicare l’apertura di un tavolo sul problema sostiene che si stanno valutando controlli e interventi contro rincari “anomali” che, tradotto in soldoni vuol dire che non sono in vista azioni concrete e che gli agricoltori italiani se la devono cavare da soli. Questa posizione di puro traccheggio favorirà anche l’import di prodotti da filiere sconosciute che potrebbero, al limite, avere anche un impatto sulla sicurezza alimentare. Ciò detto, sarebbe sacrosanto se il nostro ministro avesse presente le stime che prevedono perdite fino a 2 miliardi per le aziende agricole italiane se la crisi dovesse continuare. Tutto questo senza contare l’export che è in crisi nera perché le navi cariche di prodotti ortofrutticoli sono ferme nello stretto di Hormuz ed è molto probabile che quello che trasportano, se mai riuscissero a muoversi, sarà da buttare. Quindi perdite nette su tutto il fronte della nostra agricoltura.

Abbiamo scelto di non supportare questa guerra ma stiamo pagando un conto altissimo dovuto ai rincari di una guerra indiretta o di una guerra economica

 

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