Ozempic, ossia la magrezza facile

La scoperta che l'Ozempic non vale solo per il diabete o per le grandi obesità ma serve, come scorciatoia, a chi fa dell'odierno mito della magrezza il tassativo status

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Magro, oggi, è più bello che mai. Anzi, oggi la magrezza è ritornata ad essere uno “status” un biglietto da visita sociale. Il body positivity che ci pareva così conclamato, logico ed accettabile è durato giusto il tempo per crearne l’espressione. Il profilo extra magro dilaga e ci riporta, alla musa della magrezza, a quella fanciulla inglese che appena apparsa sovvertì ogni canone di bellezza: Twiggy (ramoscello/stecchino) con quegli occhi enormi di trucco e ciglia finte e quelle minigonne da urlo per cui tutte ma proprio tutte abbiamo smaniato.

La storia ricomincia proprio da lì dal concetto che se sei magro hai successo, tutto ti sta bene addosso e dimostri anche di appartenere ad un certo livello sociale; perché magra è la principessa Kate come la regina Letizia di Spagna, quasi a dire che più se in alto nella scala sociale più ti curi, meno cibi scadenti e ultraprocessati mangi e hai imparato a valorizzare il tuo aspetto.

Ma perdere tutti quei chili che, da ora, sono intollerabili è una fatica improba, il sacrificio immane e i risultati, in genere, tanto lenti da demotivarti e allora come ne usciamo? Ma, it’s obvious, con una punturina alla settimana che oltretutto è facile da fare e non richiede nessun aiuto.

L’Ozempic, nato per curare il diabete di tipo 2 si sta rivelando una mano santa per l’obesità e, scoperta delle scoperte, anche per buttar giù, alla svelta gli orridi cuscinetti. Oddio qualche fastidio te lo dà, soprattutto all’inizio ma poi è tutta una passeggiata. Non hai più fame e di fronte a un piatto di maccheroni alla carbonara ti viene un senso di distacco che sconfina con la superbia. Il pensiero costante al cibo, che nelle diete è tipico, sparisce all’improvviso e ti senti libera/o e liberata/o anche da profumi molesti che potrebbero indurti in tentazione. Oggi siamo ancora in tempo per la prova costume e questo ci basta.

Per la verità non è che vai in farmacia e comperi l’Ozempic (e similari) con la stessa facilità con cui prendi un’aspirina: ci vuole la ricetta di uno specialista che ha ben vagliato il tuo caso, poi il medico di famiglia e magari anche il piano terapeutico. L’impresa, senza tutti questi step può diventare onerosa, ma anche passare da un dietologo o nutrizionista all’altro richiede tempo e soldi, senza contare il senso di fallimento quando capisci che c’è tanta superficialità in quei fogli prestampati che ti rifilano senza aver prima valutato il tuo reale quadro clinico.

A bocce ferme possiamo paragonare l’Ozempic ad una scorciatoia poco impegnativa per avvicinarsi al traguardo previsto, è l’espressione più chiara della nostra vita di oggi: frenetica, caotica, insoddisfatta e dipendente da ogni tipo di collaborazione (rider) ma il farmaco, di contro, non ti insegna a mangiare meglio, non ti educa a costruire abitudini e non può, certo, lavorare e incidere sul tuo/nostro stile di vita.

 

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