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Aggressioni con la minicar a Roma, nuovo intervento per Davide Iacopini: al vaglio 40 telecamere

L’attore 42enne resta in prognosi riservata al San Camillo dopo una seconda operazione neurochirurgica, riuscita secondo l’ospedale. Gli investigatori indagano per tentato omicidio sulle aggressioni tra Monteverde e Testaccio: almeno sei le persone coinvolte, due delle quali donne. Al vaglio le immagini della videosorveglianza e il possibile furto di una minicar nera.

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Nuovi accertamenti medici per Davide Iacopini, l’attore di 42 anni rimasto gravemente ferito durante una serie di aggressioni apparentemente casuali tra Monteverde e Testaccio, a Roma. Ricoverato all’ospedale San Camillo, è stato sottoposto nella notte tra giovedì e venerdì a un secondo intervento neurochirurgico. L’operazione, riferisce la struttura sanitaria, è perfettamente riuscita, ma le condizioni restano gravi e stabili. L’attore è ancora in prognosi riservata e necessita di monitoraggio e trattamento intensivo.

Intanto, sul fronte investigativo, gli inquirenti stanno esaminando le registrazioni di circa 40 telecamere di sorveglianza per ricostruire i movimenti dei presunti aggressori e individuare la minicar nera utilizzata durante i raid. Il procedimento, coordinato dal sostituto procuratore Ambrogio Cassiani, è aperto per tentato omicidio.

La minicar nera e le immagini delle telecamere

Gli investigatori stanno concentrando l’attenzione sulle immagini registrate nelle aree in cui si sono verificati gli episodi e lungo le principali vie di accesso ai quartieri interessati. L’obiettivo è ricostruire gli spostamenti del veicolo e ottenere un’immagine sufficientemente nitida da consentire l’identificazione della targa.

Le aggressioni sarebbero avvenute nell’arco di poche ore e con modalità simili. Oltre a Iacopini, almeno altre cinque persone sarebbero state colpite mentre si trovavano per strada, senza un apparente motivo. Tra le vittime figurano anche due donne.

Gli investigatori stanno incrociando le immagini con le testimonianze raccolte. Una testimone avrebbe descritto uno dei giovani ricercati come una persona di corporatura esile, con capelli biondi tagliati a spazzola. Si tratta, al momento, di elementi ancora da verificare.

Il cappello e la denuncia per il furto del veicolo

Tra gli elementi acquisiti nell’inchiesta figura anche un cappello che uno dei presunti aggressori avrebbe perso durante uno degli episodi, nei pressi di Ponte Testaccio. Il reperto è stato depositato agli atti e potrebbe essere sottoposto ad accertamenti tecnici.

Gli inquirenti stanno inoltre approfondendo una denuncia presentata da un avvocato, padre di due minorenni, relativa al furto di una minicar diesel nera che sarebbe avvenuto dopo le 20.30 del 5 ottobre. Il professionista è già stato ascoltato dagli investigatori.

Secondo le verifiche in corso, il veicolo sarebbe stato nella disponibilità anche dei figli dell’uomo. La circostanza è al vaglio degli investigatori e dovrà essere verificata attraverso ulteriori riscontri, senza che al momento siano emerse responsabilità accertate.

Sei vittime e un possibile collegamento tra i raid

Uno degli aspetti centrali dell’indagine riguarda la concentrazione geografica degli episodi, avvenuti in un’area relativamente circoscritta tra Monteverde e Testaccio. La vicinanza delle strade interessate potrebbe indicare una conoscenza del territorio da parte degli autori.

Resta da chiarire anche l’eventuale esistenza di un movente comune. Al momento non ci sono conferme su un possibile collegamento con sfide o contenuti diffusi sui social network. La serialità delle aggressioni e l’apparente casualità nella scelta delle vittime sono comunque elementi sui quali si concentrano gli accertamenti.

Mentre Iacopini continua a essere assistito in terapia intensiva, gli investigatori proseguono l’analisi delle immagini e degli altri reperti per ricostruire la sequenza degli episodi e identificare i responsabili.