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Gabriel, Adam, Amira i nomi dei nuovi nati figli di immigrati

Ricerca della Fondazione Ismu. Anche tra gli stranieri si fa sentire il calo della natalità. Leonardo e Sofia I nomi più usati tra gli italiani a Roma

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Non sono solo numeri, ma i volti e i nomi di un’Italia che cambia, nonostante l’inverno demografico si faccia sentire ogni anno di più. In occasione della Festa della Mamma, il rapporto della Fondazione ISMU ETS scatta una fotografia nitida sulle nuove nascite nel nostro Paese, figli di immigrati: un mosaico dove i nomi della tradizione italiana, come Matteo e Leonardo, si intrecciano a quelli di radici lontane come Gabriel, Adam e Amira. A Roma, tra gli italiani i nomi più usati, oltre a Leonardo e Sofia, sono Edoardo, Tommaso, Francesco, Alessandro, Aurora e Giulia.

Il peso della denatalità anche tra gli immigrati

Il contesto, tuttavia, resta critico. Secondo i dati provvisori Istat, il 2025 ha confermato il trend negativo: a livello nazionale 355mila nuovi nati, con un calo del 3,9% rispetto all’anno precedente. Anche le culle delle famiglie con cittadinanza straniera subiscono una flessione, fermandosi a 48mila nascite (il 14% del totale). Eppure, è proprio in questo segmento che si legge la vitalità maggiore: le mamme straniere sono significativamente più giovani delle italiane, con un’età media al parto di 25 anni contro i 33 delle connazionali. Nel 2024 a Roma sono nati appena 17.300 bambini.

Nomi degli stranieri tra integrazione e identità

La scelta del nome per i propri figli è forse il termometro più accurato del livello di integrazione. La comunità rumena, la più numerosa tra le nuove madri (oltre 9.400 nati), sembra puntare decisamente verso l’assimilazione, scegliendo per i piccoli nomi come Matteo, Luca, Sofia e Melissa. Discorso diverso per le comunità del Marocco e del Bangladesh, dove il legame con le tradizioni d’origine resta il pilastro identitario: qui trionfano Adam, Amir, Abdullah e Anabia. Una via di mezzo è percorsa dai genitori albanesi, che prediligono nomi dal sapore internazionale e moderno come Liam, Aron, Luna ed Emily.

L’incrocio di culture

L’analisi dell’ISMU rivela anche la complessità dei nuclei familiari. Se le madri nigeriane formano quasi esclusivamente coppie con connazionali (95%), le donne ucraine e moldave mostrano una forte tendenza all’unione con partner italiani: nel 50% dei casi per le prime e nel 37% per le seconde, i neonati crescono in famiglie “miste” che fungono da ponte naturale tra culture diverse.

La rivoluzione del cognome

Infine, ISMU mette in luce un cambiamento culturale che sta prendendo piede rapidamente: il doppio cognome. Nel 2024, il 6,7% dei bambini è stato registrato con il cognome di entrambi i genitori, un dato in netta crescita rispetto a quattro anni fa. A trainare questa piccola rivoluzione burocratica non sono solo le coppie italiane, ma soprattutto quelle con un background latino. Per i genitori provenienti da Spagna, Portogallo e Centro-Sud America, il doppio cognome è un retaggio culturale irrinunciabile: quando entrambi i genitori hanno radici latine, quasi 9 bambini su 10 (89,3%) portano con sé l’eredità nominale di entrambi i rami della famiglia. È un’Italia che, pur rimpicciolendosi nel numero, si arricchisce di sfumature, dimostrando che il futuro del Paese passa inevitabilmente attraverso l’incontro e la sovrapposizione di storie diverse