La direttrice Francesca Cappelletti ha avviato l'iter per costruire un nuovo edificio accanto al museo, con l'obiettivo di aumentare il numero di visitatori
La Galleria Borghese vuole crescere. Come riporta il dorso romano de La Repubblica, il museo ha messo in moto una procedura costosa e controversa per costruire un edificio adiacente alla sede storica. La direttrice Francesca Cappelletti ha avviato l’iter per costruire un nuovo edificio accanto al museo, con l’obiettivo di aumentare il numero di visitatori – oggi contingentato a 360 per turno – e portare alla luce opere attualmente relegate nei depositi. Per ora siamo alla fase degli studi preliminari, ma i numeri fanno già discutere: l’avviso pubblico diffuso dal museo prevede una spesa di quasi 876mila euro, coperti interamente da uno sponsor privato, la società di ingegneria Proger SpA di Pescara. Soldi destinati alla gestione della procedura, alla redazione del piano di fattibilità e ai premi per gli studi di architettura che parteciperanno alla selezione. I costi della costruzione vera e propria verranno dopo.
Il progetto non ha tardato a sollevare opposizioni. Associazioni come Carteinregola sostengono che qualsiasi intervento nell’area rischi di compromettere un contesto di straordinario valore storico e ambientale. Villa Borghese e il suo parco sono protetti da una fitta rete di norme: il Codice dei Beni Culturali tutela l’edificio storico e i suoi spazi pertinenziali, mentre il verde circostante beneficia di salvaguardie paesaggistiche che impongono autorizzazioni specifiche per qualunque modifica, dai percorsi pedonali all’illuminazione. Il Piano Regolatore di Roma classifica l’intera area come villa storica e verde pubblico vincolato.
A rendere ancora più delicata la situazione è la stratificazione storica dei vincoli. Gli esperti ricordano che già nell’Ottocento, dopo la cessione forzata di oltre 150 opere al Louvre durante l’epoca napoleonica, la famiglia Borghese fu costretta a istituire un fidecommisso sulla collezione rimasta, per blindarla da ulteriori dispersioni. Da allora, strato dopo strato, le tutele si sono moltiplicate. Oggi chi vuole intervenire deve fare i conti con un sistema normativo che intreccia leggi nazionali, piani paesaggistici regionali e strumenti urbanistici comunali.
Il Comune ha fatto sapere che ogni passo dovrà essere formalmente ineccepibile. Nel frattempo le associazioni stanno valutando un ricorso al Tar. Il dibattito è appena cominciato, e le resistenze sembrano destinate a farsi sentire ben oltre la fase degli studi.