Arriva a Roma, a Palazzo Bonaparte, la mostra KANDINSKY dedicata al celebre pittore d'arte astratta.
La musica si fa pittura astratta a Palazzo Bonaparte con la mostra KANDINSKY.
Dopo 25 anni lontano dalla Capitale, oltre settanta capolavori riportano a Roma l’arte di quello che potremmo definire un autentico rivoluzionario.
È una rivoluzione, la sua, che affonda le radici nelle scene policrome ispirate alle leggende russe, attraversa una ricerca pittorica sempre più astratta e sboccia in forme dapprima geometriche e poi biomorfe.
Anche materiali e colori cambiano, seguendolo nel suo peregrinare e adattandosi ai cambiamenti di un mondo scosso da profondi mutamenti, da due conflitti mondiali e dalle tensioni politiche e culturali della prima metà del Novecento.
“L’armonia dei colori deve basarsi unicamente sul principio della risonanza con l’anima umana. Questo fondamento sarà definito come il principio della necessità interiore”, scriveva Kandinsky. Ed è proprio questo concetto di risonanza, legato alla passione dell’artista per la musica, che costituisce uno dei fili conduttori dell’esposizione.
Grazie alle opere prestate eccezionalmente dal Centre Pompidou, la mostra racconta la storia umana e artistica di Kandinsky. Dagli anni della formazione a Monaco di Baviera ai viaggi nei Paesi Bassi, in Tunisia, in Italia e a Parigi. Dalla pubblicazione del libro Dello spirituale nell’arte e nella pittura in particolare, con le sue riflessioni sul rapporto tra arte, colore e dimensione interiore, al celebre almanacco Der Blaue Reiter, nato dal dialogo con l’amico Franz Marc e con la collaborazione di Gabriele Münter.
A quest’ultima è da dedicare particolare attenzione. Giovane pittrice, incontra Kandinsky alla scuola Phalanx, da lui fondata, e lo accompagnerà per oltre un decennio. Non solo come compagna, ma come artista e interlocutrice, attenta e a sua volta dedita a un personale ampliamento degli orizzonti visivi e delle tecniche.
A Münter si deve inoltre la conservazione di numerose opere del Blaue Reiter, che riuscì a preservare durante il regime nazista, quando l’arte delle avanguardie venne perseguitata e bollata come “arte degenerata”.
Per la prima volta in esposizione a Roma vi sono anche alcune sue opere, che offrono uno scorcio sul percorso di un’artista a lungo rimasta nell’ombra di Kandinsky, ma capace di sviluppare una ricerca profondamente personale.
La mostra rimarrà aperta fino al 14 febbraio 2027 ed è organizzata da Arthemisia, curata da Angela Lampe e con il patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia, della Regione Lazio e del Comune di Roma – Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria.